ANTI Berlusconi
5 Marzo, 2010: 12:02 - Autore: infoCategoria: Varie

Fallisce l’assalto a Napolitano. Il Cavaliere si precipita a incontrarlo, accompagnato da un manipolo di ministri, non appena il Capo dello Stato rientra al Quirinale da Bruxelles, stanco del viaggio. Berlusconi vorrebbe dal Presidente il disco verde a un decreto, anche solo ministeriale, per rinviare la data delle elezioni nel Lazio e in Lombardia. L’opposizione alzerebbe le barricate ma pazienza: il premier vuole che si voti per esempio l’11 aprile, in modo da riammettere le liste bocciate…

Napolitano scuote la testa, spiega che assolutamente non può consentirlo. Devono ancora pronunciarsi i Tar, eventualmente il Consiglio di Stato, scavalcarli con un atto d’imperio sarebbe una forzatura intollerabile, oltre la Costituzione. Dal Pdl filtra che il Presidente non ha chiuso completamente la porta, vuole rifletterci su. In realtà è semaforo rosso. Prova ne sia che il Consiglio dei ministri, in preallerta dal pomeriggio per ratificare al volo l’eventuale decreto di rinvio delle urne, slitta a stasera.

Ancora non è finita perché nel governo si sta studiando un altro decreto, questa volta (pare) interpretativo. Darebbe istruzioni ai giudici su come ammettere o non ammettere le liste, in modo da ripescare i bocciati. Berlusconi tornerà alla carica col Presidente. Se di nuovo farà fiasco, potrà solo attendere l’esito dei ricorsi. Un po’ lo confortano le ultime da Roma, col «listino» Polverini riammesso in serata dalla Corte d’Appello e la mamma della candidata in lacrime per la gioia. In fondo mancava una semplice firma, è stata aggiunta e adesso okay (però intanto nei sondaggi di Euromedia la Bonino è balzata in testa, pesa l’esclusione della lista Pdl che farebbe da «traino», di riammetterla ci sono poche speranze). A Milano Formigoni è sicuro di rientrare in corsa, giura che decreto o no il Tar finirà per dargli ragione, si dichiara vittima di «macchinazioni» da parte dei giudici milanesi, promette denunce penali che nel frattempo i Radicali hanno già presentato, però nei suoi confronti (firme false a sostegno del Governatore, è l’ipotesi su cui già marcia la procura ambrosiana). Se andasse come Formigoni scommette, e lui venisse restituito ai suoi elettori, in breve tempo la vicenda sarebbe chiusa poiché il Tribunale amministrativo della Lombardia è pronto a riunirsi in seduta straordinaria, anche subito. Ragione di più, è stato certo un argomento di Napolitano col premier, per attendere serenamente il verdetto.

Il Cavaliere evita (per ora) gesti estremi come andare in piazza Farnese, al presidio della Polverini, e agitare le folle. Disertate dal premier anche altre riunioni incendiarie, tipo assemblee dei parlamentari laziali con lui e Fini. Pure il presidente della Camera sarebbe stato favorevole a una leggina per rinviare il voto, ma con l’accordo di tutti: in pratica la «soluzione politica» invocata da Bossi. Il quale molto si è battuto per cercare una mediazione col Pd, contatti ve ne sono stati, risultato un pugno di mosche. Col trascorrere delle ore Bersani si è irrigidito sempre più, denunciando come «inaccettabile» qualsiasi iniziativa del governo, negando con forza la chiacchiera di «accordi taciti», cioè sottobanco. Già all’ora di pranzo la «soluzione politica» era scomparsa dai radar. Ufficio di presidenza del Pdl per prenderne atto e cambiare obiettivo. Quattro ipotesi di decreto legge messe a punto dagli «azzeccagarbugli» berlusconiani, altrettante varianti sul tema rinvio, più una quinta, quella vera: decreto ministeriale per votare l’11 aprile, in pratica una circolare di Maroni senza nemmeno la controfirma di Napolitano. Tesi pericolosa perché fisserebbe il principio secondo cui un governo, quando rischia di perdere le elezioni, le rinvia come gli pare. Insorge l’opposizione, l’Udc e Di Pietro per una volta usano la stessa parola: «golpe». Ci pensa l’uomo del Colle a calare il sipario.
fonte:lastampa.it

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4 Marzo, 2010: 21:36 - Autore: infoCategoria: Varie

La Corte premia l’ottimismo del Pdl
e riammette il listino della candidata
ROMA
Un’attesa che sembrava non finire mai e alla fine l’ottimismo di Renata Polverini è stata premiato. I giudici della Corte d’appello hanno rimesso in corsa la candidata dal centrodestra, per la presidenza della Regione Lazio dando l’ok al “listino”. La decisione dei togati romani, ai quali il Pdl si era rivolto presentando un secondo ricorso contro la non accettazione del Listino regionale è arrivata in serata. Un primo ostacolo è dunque superato. Nel frattempo su altri tavoli - quelli del governo e delle segreterie nazionali dei partiti di maggioranza e di opposizione - si sta giocando una partita ben più importante che è quella della soluzione politico-legislativa per la riammissione alla competizione elettorale della lista dei candidati Pdl della provincia di Roma. In gioco c’è anche la eventuale riammissione della lista del candidato del centrodestra della Lombardia Roberto Formigoni. E mentre i giudici si confrontano, la politica si scontra. In molti si richiamano all’autorità dell’inquilino del Quirinale che, è stato annunciato, verrà consultato dopo un consiglio dei ministri convocato in serata.

Intanto qualche novità nel Lazio c’è: per esempio la lista ’Popolo della Vita-Voce dei Consumatorì sarà presente regolarmente nella competizione elettorale regionale del Lazio sostenendo la candida del Pdl alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, perchè è stato accolto il ricorso presentato nei giorni scorsi presso gli organi competenti. E, ancora, uno degli esponenti del Pdl ed ex consigliere regionale, ha depositato questa mattina un ricorso al Tar del Lazio contro la decisione di ieri della Corte d’appello di Roma che escluso la lista dei consiglieri del Pdl per la circoscrizione di Roma per le elezioni regionali. Altri ricorsi potrebbero seguire. E mentre gli esperti, soprattutto quelli dell’Ufficio elettorale del Viminale studiano possibili soluzioni, la candidata esclusa non si perde d’animo. «Voglio lanciare un nuovo appello - ha detto tra l’altro a piazza Farnese durante la maratona oratoria - perchè la politica con un gesto di serietà e responsabilità voglia condividere un percorso che conduca tutti i cittadini del Lazio e della Lombardia ad andare alle urne il 28 e il 29 marzo». E sulla sorte del listino dice «sono ottimista».

Mentre la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, propone: «Ripartiamo da zero, il problema non è mettere una pecetta su questo o su quel potente o prepotente». E, ancora «queste elezioni hanno visto nei mesi scorsi la violazione totale e l’illegalità di tutte le istituzioni coinvolte, Comuni, autenticatori, Rai e quant’altro, siamo davanti a una illegalità patente e dimostrata a cui si cerca di rimediare con una illegalità ancora più macroscopica che ci deve trovare pronti a dire no». Con l’auspicio che «prevalga ora il senso delle istituzioni ma legato alla legalità e non all’opportunismo e alla convenienza dell’ultimo minuto».
fonte:lastampa.it

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: 12:58 - Autore: infoCategoria: Varie

PALERMO - Anche il generale Mario Mori, ex vicecomandante dei reparti speciali dei carabinieri, nonché ex direttore del servizio segreto civile, ed il suo braccio destro Giuseppe De Donno, sono sotto inchiesta - insieme ai boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e ad Antonino Cinà - per la cosiddetta trattativa tra Cosa nostra e lo Stato.

La notizia viene riportata oggi da alcuni quotidiani. I nomi dei due ufficiali sono iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Palermo, in relazione all’articolo 338 del codice di procedura penale: “violenza o minaccia a un corpo politico amministrativo o giudiziario”. L’indagine nei confronti di Riina, Provenzano e Cinà era già nota. I capimafia avrebbero promesso, in cambio di alcuni favori (come ad esempio la revisione del maxi-processo o la modifica delle leggi sui pentiti) di fermare la strategia stragista.

L’iscrizione di Mori e De Donno nel registro degli indagati é collegata alle dichiarazioni dell’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli e dell’ex direttore generale degli affari penali, Liliana Ferraro. Quest’ultima raccontò all’allora Guardasigilli che nel giugno del ‘92, tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, sarebbe stata avvicinata dal capitano De Donno che l’aveva informata di avvere avviato contatti con l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino.

Una circostanza smentita dallo stesso De Donno. Il generale Mori per la terza volta si trova coinvolto in un processo di mafia a Palermo: dopo le accuse per la mancata perquisizione del covo dove si nascondeva Totò Riina (che lo ha visto assolto assieme al capitano ‘Ultimo’) è imputato in un altro processo, in cui ha deposto ieri, con l’accusa di avere ‘coperto’ insieme al colonnello Mauro Obinu la latitanza del boss Bernardo Provenzano.
fonte:ansa.it

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