ANTI Berlusconi » Ad Personam

4 Marzo, 2010: 12:57 - Autore: infoCategoria: Varie, Ad Personam

ROMA - Preoccupato, incredulo, allibito. I ministri si sbizzarriscono nel definire l’umore del “Presidente”, nel momento in cui a metà giornata, appena finito il consiglio dei ministri, plana su Palazzo Chigi la notizia dell’esclusione anche della lista di sostegno a Roberto Formigoni, in Lombardia. Di complotti, di attacco alla democrazia, per adesso il premier Berlusconi preferisce non parlare: ci sono i ricorsi amministrativi in ballo, troppo delicato il momento per lasciarsi andare a nuovi j’accuse contro i magistrati e i responsabili delle corti d’appello.

Certo, ora che una regione che il Pdl riteneva già in cassaforte come il Lazio finisce in bilico, complica tutto. I nervi sono a fior di pelle. L’atmosfera in consiglio dei ministri è tesissima, racconta chi vi ha preso parte. Anche per questo, per non dare la stura alle recriminazioni reciproche, del caso Polverini non si parla nel plenum di Palazzo Chigi. Un Berlusconi accigliato si chiude subito dopo in disparte per affrontare l’affaire con il sindaco di Roma Alemanno, col ministro dell’Interno Maroni, alla Difesa La Russa, alle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, col sottosegretario Gianni Letta. “Fatemi capire come stanno le cose” chiede in prima istanza il premier. Lo stato maggiore degli ex An spiega, racconta. “Ma se le cose stanno così come mi dite, allora ci sono ancora margini per spuntarla coi ricorsi” avrebbe commentato quindi Berlusconi.

Ma nulla è scontato. Ecco allora farsi strada nel caminetto ristretto l’idea del decreto o della “leggina” ad hoc. Idea appena abbozzata e per ora congelata, il premier non è per niente convinto. Anche perché una norma per sanare quel pasticcio romano, data la delicatezza della materia elettorale e l’imminenza del voto, richiederebbe un’intesa preventiva col Pd e il resto dell’opposizione. “Si tratterebbe di un accordo tra gentiluomini per giocare alla pari nel Lazio” spiega il primo sponsor di questa soluzione, il ministro Gianfranco Rotondi. Berlusconi vede una prospettiva del genere come “ultima spiaggia”, qualora anche i ricorsi all’Ufficio elettorale centrale e poi al Tar dovessero fallire. L’incarico di sondare le disponibilità dell’opposizione verrebbe affidato in quel caso al ministro dell’Interno Maroni. Con chance di riuscita già pressoché nulle. Come spiegano nell’entourage del segretario Pd, Bersani stroncherebbe sul nascere una richiesta del genere: “Non siamo d’accordo”. Come pure sembra preclusa, agli occhi del Cavaliere, la via di un decreto per rinviare il voto nel solo Lazio. Sull’una come sull’altra soluzione graverebbero le perplessità, se non la netta avversione, del Quirinale. Il “non decido io”, pronunciato ieri dal presidente Napolitano, è stato accolto come una doccia gelata a Palazzo Chigi.

Sullo sfondo, il caso liste moltiplica gli effetti dello scontro tra berlusconiani e finiani, dentro il Pdl. L’ultimo spettro è alimentato dall’eventualità di un successo della Polverini nonostante l’esclusione della lista di partito. “Ci auguriamo venga accolto il ricorso, ma se così non fosse e lei vincesse, potremmo sentirci dire che la vittoria è merito dell’area finiana e dell’Udc e non sarebbe gradevole” racconta l’ex forzista Osvaldo Napoli dando voce agli ultimi boatos di Via dell’Umiltà. Anche perché una vittoria con handicap (senza la lista Pdl) finirebbe col rafforzare l’asse Casini-Fini, vissuto da Berlusconi sempre più come un bastone tra le ruote del suo governo. L’ultima prova del “complotto” in atto, per la cerchia ristretta del premier, è stato il pranzo di giovedì scorso tra il presidente della Camera, il leader Udc e Beppe Pisanu, anche lui sempre più critico sulla gestione del partito. L’attacco sferrato dal coordinatore Sandro Bondi e pubblicato ieri dal “Giornale” rende bene l’idea di cosa pensi il presidente del Consiglio dei tre: poco più che degli ingrati. “Solo grazie allo scudo Berlusconi - scrive il ministro - esponenti della Dc come Casini e Pisanu possono continuare a svolgere un ruolo di primo piano e un leader come Fini ha potuto traghettare un partito dal post-fascismo verso la piena legittimità democratica”.
fonte:repubblica.it

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: 12:55 - Autore: infoCategoria: Varie, Ad Personam

l’esclusione del “listino” del presidente uscente della Lombardia Roberto Formigoni e della lista del Pdl della provincia di Roma alle elezioni regionali, il centrodestra si divide sull’eventuale ricorso a una soluzione “politica” per aggirare l’ostacolo “burocratico”.

Intanto, come ha riferito una funzionaria della Corte d’appello della Capitale, c’è tempo fino a domattina per la decisione sulla possibile bocciatura del listino di Renata Polverini, candidata governatrice nel Lazio.

Dopo la riconferma, ieri, dell’esclusione del “listino” Formigoni e della lista Pdl, il centrodestra ha annunciato nuovi ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali. Ma, parallelamente, è tornata a circolare l’ipotesi di un intervento legislativo per “bonificare” la situazione consentendo lo spostamento dei termini per la presentazione delle liste.

Per il vicepresidente della Camera e coordinatore del Pdl in Lombardia Maurizio Lupi sarebbe possibile varare un decreto legge, perché non c’è tempo per una legge parlamentare, “ma non ne abbiamo ancora discusso”, riconosce in un’intervista al quotidiano online IlSussidiario.net.

“La base di partenza è in ogni caso un appello al senso di responsabilità di maggioranza e opposizione perché si faccia trionfare il bene comune e non l’interesse particolare…. senza il Pdl il risultato delle elezioni sarebbe inattendibile”.

Per il vice ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, che ha parlato oggi dalle telecamere di Sky, la “soluzione anche estrema” del decreto potrebbe essere vagliata “in accordo con tutti i partiti”.

“Non so che cosa possa accadere, sicuramente in questo momento se a una intesa o a una soluzione anche estrema si debba arrivare, nel senso di trovare una via legislativa, a mio avviso dovrebbe essere fatto in accordo con tutti i partiti”, ha detto Romani.

Contrario al decreto si dice intanto Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl a Montecitorio, vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini.

Ricordando un precedente storico in un decreto del governo di Lamberto Dini nel 1995, Bocchino ha però aggiunto, in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano “Il Riformista”: “mi sento francamente di escludere questa eventualità. Per procedere in questo senso ci vorrebbe l’unanimità di tutte le forze in Parlamento”.

L’ipotesi era già stata esclusa nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Roberto Maroni.

fonte: it.reuters.com

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25 Febbraio, 2010: 20:04 - Autore: infoCategoria: Varie, Ad Personam

(AGI) - Roma, 25 feb. - Annullamento senza rinvio, per intervenuta prescrizione del reato, della condanna a 4 anni e mezzo di reclusione inflitta all’avvocato inglese David Mills, per corruzione in atti giudiziari. E’ quanto ha chiesto l’avvocato generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, ai giudici delle sezioni unite penali della Suprema Corte, sottolineando che pur sussistendo il reato di corruzione giudiziaria ’susseguente’, contestato a Mills, va dichiarata la prescrizione poiche’ il delitto, a suo parere, e’ avvenuto l’11 novembre 1999, e non il 29 febbraio del 2000, come sostenuto invece dalla corte d’appello di Milano, che pronuncio’ la condanna per Mills.
  Per il Pg, “non vi sono presupposti per un proscioglimento nel merito dell’imputato”, ma “il delitto per cui si procede e’ estinto per prescrizione”, come emerge “in modo non equivoco” dalle sentenze di merito: i 600mila dollari che, secondo l’accusa, il legale inglese avrebbe ricevuto, dopo aver rilasciato dichiarazioni false o reticenti nell’interesse di Berlusconi nei processi All Iberian e in quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza, a parere del Pg, sono stati depositati in un conto nella disponibilita’ di Mills nel novembre ‘99. Sulla questione della corruzione in atti giudiziari ’susseguente’, Ciani ha rilevato che tale delitto “e’ configurabile”: “non si vede la ragione per cui - ha detto nella sua requisitoria - la corruzione giudiziaria susseguente dovrebbe essere distinta da quella antecedente. Ove non si condivida tale tesi, si sarebbe di fronte ad una situazione paradossale. La corruzione susseguente in atti giudiziari non e’ meno lesiva di quella antecedente perche’ anche in questo caso vi e’ una strumentalizzazione della funzione giudiziaria assolutamente da reprimere”. Il Pg, infatti, ha analizzato in modo approfondito la norma, approvata nel ‘90, su questa fattispecie di reato: “Illuminante e’ la lettura dei lavori preparativi della legge, voluta dall’allora ministro Vassalli, tutti rivolti ad estendere tale fattispecie ed a inasprire i reati di corruzione”. A conclusione della sua requisitoria, il Pg ha chiesto il rigetto del ricorso della difesa sul punto degli “effetti civili” della sentenza: gia’ in primo grado, punto confermato anche in appello, i giudici avevano stabilito un risarcimento pari a 250mila euro in favore della Presidenza del Consiglio dei ministri, costituitasi parte civile. Tale risarcimento, dunque, non sarebbe precluso anche se, questa sera, i supremi giudici dovessero pronunciare l’intervenuta prescrizione del reato. (AGI) .
fonte:agi.it

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