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Archivio del mese di Maggio, 2008

29 Maggio, 2008: 18:35 - Autore: infoCategoria: Varie

Sulla Gazzetta ufficiale n° 124 del 28 Maggio 2008 è stato pubblicato il decreto legge 27 maggio 2008, n.93 «Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie». Il decreto consta di 6 articoli e di un allegato.

Il primo articolo riguarda la regolamentazione dell’esenzine ICI per la prima casa, il secondo articolo riguarda le Misure sperimentali per l’incremento della produttivita’ del lavoro ( la cosiddetta detassazione dei salari) , il terzo articolo riguarda la Rinegoziazione mutui per la prima casa, il quarto riguarda invece la compagnia aerea nazionale e si intitola “Sviluppo dei servizi di trasporto aereo” e fin qui niente di nuovo, anche perchè i mezzi di comunicazione ci hanno fornito un’ampia informazione in materia. Il quinto articolo riguarda invece la copertura finanziaria per le iniziative di cui ai precedenti articoli ed in particolare recita al comma 1 ” Le  autorizzazioni di spesa di cui all’elenco n. 1, allegato al presente decreto, sono ridotte per gli importi ivi individuati.”  Se diamo un’occhiata all’allegato citato nel decreto cii sembrerà che si tratti solo di un elenco di leggi e di cifre, ma in realtà si tratta di tagli di fondi destinati ad altre attività ed iniziative.

Accanto al dirottamento delle somme stanziate originariamente per infrastrutture in Sicilia e Calabria (1,3 miliardi, che saranno utilizzati per realizzare il ponte sullo Stretto), il decreto contiene un lungo elenco di autorizzazioni bloccate, ovvero lo stop ai stanziamenti che il precedente governo aveva deciso o nella Finanziaria (2007 e 2008) o nel cosiddetto decreto “milleproroghe”.
E sono tagli pesanti. Molti dei quali colpiscono il sociale.
Dunque abolito il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati (50 milioni), scomparsi gli incentivi per l’occupazione (55 milioni, per tre anni), affossato lo sport di cittadinanza (in tutto 95 milioni), ridotto il contributo al Comitato italiano paraolimpico (- 4 milioni, che sarebbero arrivati in tre anni) e quello a Telefono azzurro (1 milione e mezzo).
Ancora: non autorizzata la spesa per l’ammodernamento di quel colabrodo che ancora chiamiamo “rete idrica nazionale” (avrebbe dovuto avere 70 milioni in più) e quella per l’abbattimento degli ecomostri (- 15 milioni per tre anni).
Notevoli, e per certi aspetti poco spiegabili, anche i tagli al piano contro la violenza alle donne (tolti 20 milioni) e al fondo di solidarietà per i mutui prima casa (altri 20 milioni). Tutti tagli dalla Finanziaria 2008. Come altri, che riguardano fondi dalla prospettiva anche più strutturale. Si tolgono, per esempio, in tre anni ben 353 milioni al fondo per la promozione del trasporto pubblico locale; 231 agli incentivi per lo spostamento del traffico pesante verso il trasporto marittimo; 30 milioni alle infrastrutture ferroviarie; 10 al sostegno delle autostrade del mare. Infine si riduce di 60 milioni l’autorizzazione di spesa per la quota statale dell’8 per mille.
Per quanto riguarda il “milleproroghe”, si tolgono - fra l’altro - 14 milioni al fondo per le regioni con disavanzo sanitario e 48 al fondo ordinario delle università.

Diamo infatti anche uno sguardo a qeust’analisi di una fonte attendibilissima, quale il sole24ore

Tre miliardi di euro. Che dovranno finanziare lo sgravio fiscale dell’Ici prima casa e degli straordinari.
Ma anche la “ricapitalizzazione” di Alitalia. Il quadro dei tagli necessari per sostenere la manovra di primavera varata dal Governo Berlusconi nel vertice di Napoli della scorsa settimana ha ora un assetto definitivo.
Il decreto legge n. 93 del 27 maggio 2008, intitolato appunto «alla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie», è stato infatti pubblicato ieri in «Gazzetta Ufficiale » (la n. 124), ponendo fine, almeno per i prossimi 60 giorni, al braccio di ferro fra i vari ministeri per sottrarsi ai sacrifici più gravosi. Non è difficile immaginare però, data l’entità della cura dimagrante imposta dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che in Parlamento, dove il provvedimento d’urgenza dovrà essere convertito in legge entro la fine di luglio, gli scontenti cercheranno in tutti i modi di far prevalere le proprie ragioni. Come ha già annunciato l’Mpa di Raffaele Lombardo che sta preparando emendamenti per l’Aula.

La copertura dei costi della detassazione dell’Ici sull’abitazione principale e delle componenti dellostipendio legate alla produttività – stimati in circa 2,4 miliardi di euro per il 2008 e 2,2 per il 2009 – deriva fondamentalmente da tre fonti (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri). In primo luogo, viene riconvertito il piano per le infrastrutture in Calabria e Sicilia che comprende stanziamenti – pari a quasi 1,4 miliardi – per opere stradali, autostradali e per il Ponte sullo stretto. In secondo luogo, vengono apportate modifiche a numerose disposizioni della Finanziaria 2008 e del milleproroghe (legge 31/08) con un recupero, solo per quest’anno, di 656 milioni. Si va dalle riduzioni ai fondi destinati al piano nazionale sulla sicurezza stradale (-17,5 milioni) a quelle per gli accordi aziendali e territoriali per la stabilizzazione dei lavoratori precari (-25 milioni), dai tagli alle risorse per gli eventi sismici del 2002 (-48,8 milioni) a quelli agli incentivi per il cinema. Più di un miliardo produrrà poi la cancellazione, o la forte limitazione, di ben 72 voci di spesa già autorizzate e non ancora eseguite. L’elenco completo di questi tagli, allegato al Dl n. 93/08, è stato reso noto solo ieri. Si tratta di riduzioni «dolorose», come ha sottolineato il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, da inquadrare però «nel più generale contesto di misure a favore delle famiglie italiane, come primo impegno di questo Governo».

La “potatura” di via XX Settembre è quanta mai variegata (come evidenziano la tabella, la schedae l’altro articolo in pagina).Oltre alle micro-spese dalle manifestazioni sportive alle sponsorizzazioni di eventi culturali – vengono colpiti tuttavia anche capitoli e investimenti strategici. Contrariamente a quanto trapelato fino a martedì sera, per esempio, sono stati bloccati i fondi (77 milioni all’anno da qui al 2010) per il potenziamento delle cosiddette ” autostrade le mare” e quelli per lo sviluppo del trasporto pubblico locale (113 milioni nel 2008). Sempre in materia di infrastrutture i cordoni della borsa sono stati stretti anche per l’ammodernamento della rete idrica nazionale (30 milioni solo quest’anno), della linea ferroviaria Roma-Pescara (162 milioni in tre anni) e dei sistemi di trasporto urbano (36 milioni fino al 2010).

Altri soldi sono stati reperiti sopprimendo la dotazione per la banda larga (50 milioni), quella per il passaggio al digitale terrestre (20 milioni), il fondo per la riforestazione ( 150 milioni in tre anni) e quello per la demolizione degli ecomostri (45 milioni dal 2008 al 2010). Si è fatto cassa inoltre con gli stanziamenti per le isole minori (20 milioni all’anno per tre anni), per i danni agricoli in Sicilia (50 milioni), per il piano contro la violenza alle donne (20), per le Regioni con elevato deficit sanitario (14) e per la quota statale dell’8 per mille (60). Non sono passati indenni al setaccio del taglia-spese, infine, il potenziamento dell’informatizzazione pubblica (31,5 milioni fino al 2010) e gli incentivi all’occupazione dei lavoratori socialmente utili (165 milioni in tre anni).
Discorso a parte per l’Alitalia. Il decreto legge n. 93/08 trasforma il prestito-ponte disposto prima delle elezioni di aprile in una ricapitalizzazione, sia pure temporanea, della compagnia di bandiera. I 300 milioni di euro erogati con il decreto legge n. 80 adesso potranno essere utilizzati – come precisa la relazione tecnica che accompagna il testo anche «per fare fronte alle perdite che comportino una diminuzione del capitale versato e delle riserve al di sotto del livello minimo legale», circostanza che viceversa impedirebbe allo Stato di privatizzare o risanare la società. Il finanziamento sarà coperto con 205 milioni decurtati dai 306 complessivi assegnati al «Fondo competitività e sviluppo» previsto dalla Finanziaria 2007 (nel quale erano già confluite le risorse del «Fondo per le aree sottoutilizzate» e del «Fondo unico per gli incentivi alle imprese »). Ulteriori 85 milioni saranno ricavati dai 100 in dotazione al «Fondo finanza d’impresa» (istituito sempre dalla Finanziaria 2007), mentre i restanti 10 milioni saranno recuperati dal bilancio del ministero del Welfare. I soldi, in ogni caso, dovranno essere rimborsati entro la fine del 2008 o entro un mese dall’eventuale cessione di Alitalia.

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28 Maggio, 2008: 20:06 - Autore: infoCategoria: Varie, Ad Personam

Chi è Francesco Di Stefano? Un imprenditore televisivo, al quale spetterebbero legittimamente le frequenze al momento utilizzate -illegalmente- da Rete4. La sua società, Centro Europa 7, ha un piano produttivo da non sottovalutare: strutture per 20000 metri quadri, una library di 3000 ore di programmazione, otto studi di registrazione per un’attività produttiva che richiede in partenza circa 700 dipendenti. Centro Europa 7 attende da anni che vengano rese operative dal Parlamento e dal Governo le decisioni della Corte Costituzionale, del TAR e del Consiglio di Stato, che prevedono l’assegnazione di due reti nazionali via etere (invece di una) alla società di Di Stefano e di altrettante a Mediaset (invece di tre). Il caso risulta ancora più clamoroso se si tiene in considerazione il totale silenzio dei mass media e del mondo politico sulla vicenda.

Negli ultimi giorni si è sentito parlare ossessivamente della necessità di «salvare Rete4», come se la terza rete Mediaset avesse subito un sopruso. In particolare, la propaganda di Forza Italia e di Mediaset ha utilizzato un argomento certamente efficace - i posti di lavoro in pericolo per i dipendenti di Rete4 - strumentalizzando un problema serissimo, rispetto al quale nessuno si può mostrare insensibile. Di fatto, dietro questa mitragliata di informazioni demagogiche, l’armata Berlusconi ha nascosto le proprie manchevolezze. Parlare di posti di lavoro in pericolo a causa della mancata firma di Ciampi serve soprattutto a nascondere una storia vergognosa: quella che segue.

Come è ormai discretamente noto, nonostante la «timidezza» dei mass media italiani su questo argomento, nel 1994 la Corte Costituzionale - cioè non i girotondini, non i comunisti, non le piazze assatanate e nemmeno gli anarco-insurrezionalisti - aveva stabilito qualcosa di importante e preciso a proposito della difesa del pluralismo informativo: nessun soggetto privato può detenere tre reti televisive nazionali (sentenza 420). La Consulta segnalava al Parlamento l’anomalia del sistema radio-televisivo italiano, indicando l’agosto 1996 come termine per la sua soluzione definitiva. Due anni dopo, tale termine scadeva senza particolare imbarazzo da parte della nostra classe politica, compresa una sonnecchiante sinistra istituzionale. Nel 1997 la legge Maccanico offre un salvagente temporaneo alla terza rete Mediaset, Rete4 prorogando questa situazione anomala. Nel 1999 il Governo D’Alema decide di affrontare la questione indicendo una gara d’appalto per la concessione delle reti nazionali. A sorpresa compare dal nulla l’imprenditore Francesco Di Stefano che, in possesso di tutti i requisiti finanziari e organizzativi, è di fatto il vincitore morale della gara per la concessione di due reti nazionali, una delle quali proprio a scapito di Rete4. Inutile dire che Di Stefano, proprietario del canale Europa 7, viene ostacolato in ogni modo. Rete4 continua a trasmettere usurpando le frequenze di Europa7, mentre Di Stefano vince i ricorsi presentati al TAR e al Consiglio di Stato. Coperta dal più assoluto e vergognoso silenzio mediatico, la vicenda è completamente sconosciuta alla quasi totalità della popolazione italiana.

Nel novembre 2002, di fronte al prolungarsi della situazione di illegalità, interviene nuovamente la Corte Costituzionale, che con la sentenza 466-2002, spedisce Rete4 sul satellite a partire dal gennaio 2004 non per cancellare una voce dal panorama informativo, ma per restituire un posto al legittimo proprietario, cioè a un’azienda che pur avendo delle strutture produttive e dei dipendenti - occupandosi quindi della voce «spese» - non è stata finora messa nelle condizioni di svolgere la propria attività - azzerando la voce «introiti». Illegalmente. Anche quelli di Centro Europa 7 sono posti di lavoro, o no? Sono stati fatti degli investimenti, o no? Sono arrivate - già da anni - sentenze dei più alti organi giuridici dello Stato, o no? Il gruppo dirigente Forza Italia-Mediaset conosceva benissimo tutto questo. Invece di rispettare la legge (una scelta che non va di moda) ha preferito fare finta di niente. Adesso minaccia licenziamenti scaricandone la responsabilità sul Presidente Ciampi, che finora si era peraltro dimostrato fin troppo tollerante con la maggioranza di centrodestra e il Governo Berlusconi.

Evidentemente il Cavaliere pensava di risolvere tutto con l’ennesima legge-barzelletta (la Gasparri, appunto) confezionata su misura per coprire ogni magagna. Evidentemente è questo che Berlusconi intende quando si vanta di essersi «fatto da solo».

fonte girodivite.it

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: 20:03 - Autore: infoCategoria: Varie, Ad Personam
Alla fine il governo dichiara la resa di fronte all’ostruzionismo dell’opposizione e modifica l’emendamento nella parte così detta “salva Rete 4″. Pd e Italia dei Valori cantano vittoria. È un «successo dell’opposizione» dice Giovanna Melandri, ministro ombra delle Comunicazioni. Melandri spiega che la nuova riformulazione del governo «non è del tutto esaustiva e risponde solo parzialmente ai rilievi dell’Unione europea». In ogni caso, ha aggiunto, «cade quella norma odiosa che salvava Rete4». Per questo, ha spiegato l’esponente del Pd, «pur non cambiando il nostro giudizio e il nostro voto sull’intero emendamento, cade il nostro ostruzionismo». 

«Il governo - commenta Silvana Mura di Idv - forte dei suoi numeri pensava di venire a fare una passeggiata di salute, invece si è ritrovato nelle forche caudine e ne esce con le ossa rotte. Ieri è andato sotto pur avendo un’ampia maggioranza, oggi ha dovuto rinunciare alla sanatoria tombale a favore di Rete quattro, scelta per lui dolorosa quanto inevitabile per due motivi. Il primo è che il governo si è accorto che se non avesse ceduto sarebbe stato costretto a mettere la fiducia al Senato. Il secondo è che la denuncia del macroscopico conflitto di interessi che stiamo ripetendo da giorni iniziava a far presa sull’opinione pubblica. La battaglia sulle Tv resta ancora da combattere ma al governo abbiamo fatto capire che se la dovrà sudare su ogni provvedimento».

Di tutt’altro parere Paolo Romani, sottosegretario alle Comunicazioni. «Non capisco perché si parli di vittoria dell’opposizione. È una mancata risposta dell’Italia a una richiesta dell’Europa. Abbiamo tolto una frase che è già contenuta nella legge Gasparri sulla quale l’Europa ci aveva chiesto fino a quando i famosi impianti possono continuare a funzionare. Noi avevamo messo una data, quella dello switch off, ma l’opposizione ha voluto invece dare un’interpretazione diversa». «Siccome con questo ostruzionismo non saremmo andati lontano e il decreto scadeva l’8 giugno, abbiamo pensato che fosse più opportuno che venisse comunque approvato il decreto. Vorrà dire -conclude Romani - che lo riproporremo nella prossima legge comunitaria».

fonte l’unità

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