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Archivio del mese di Luglio, 2008

29 Luglio, 2008: 11:41 - Autore: infoCategoria: Varie

Non finiscono le bacchettate alle politiche del governo Berlusconi in materia di immigrazione e sicurezza. Questa volta ad attaccare l’Italia è il Consiglio d’Europa, l’organizzazione che raccoglie 47 Stati, ha sede a Strasburgo, e si occupa di promuovere la democrazia, proteggere i diritti dell’uomo e lo stato di diritto.

Insomma, l’allarme arriva da una delle massime autorità in materia di diritti umani. E non usa giri di parole per descrivere la situazione italiana: «Le misure attuate in Italia – ha spiegato il commissario per i diritti umani Thomas Hammarberg – non tengono conto dei diritti umani e dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi xenofobi». Il commissario Hammarberg non parla per sentito dire. Il 19 e 20 giugno scorsi è stato in visita nel nostro paese proprio per discutere di persona della nuova politica italiana in materia di immigrazione e della situazione dei nomadi. Il commissario ha visitato, tra l’altro, il campo nomadi Casilino 900, a Roma, e ha definito «inaccettabili» le condizioni in cui è costretta a vivere la popolazione rom.

Per questo dopo la sua relazione il Consiglio d’Europa si è detto «estremamente preoccupato» per tutti gli atti di violenza avvenuti in Italia ai danni di campi nomadi «senza che vi fosse una effettiva protezione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta – sottolineano – hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti». Il commissario ha visto con i suoi occhi che «sono stati fatti pochi progressi nell’effettiva protezione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti».

Il Consiglio d’Europa è critico anche nei confronti dello stato d’emergenza proclamato pochi giorni fa dal governo ed esteso a tutto il territorio nazionale. Il commissario Hammamberg osserva che «il ripetuto ricorso a misure legislative d’emergenza» per affrontare i problemi legati all’immigrazione sembra indicare «una incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo» che dovrebbe invece essere gestito attraverso leggi ordinarie e altre misure. Negativo anche il giudizio sull’aggravante della clandestinità, che «potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione». Idem per le espulsioni di cittadini comunitari condotte solo sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza, che potrebbero sollevare«seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani».
fonte: unita.it

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28 Luglio, 2008: 20:31 - Autore: infoCategoria: Varie

Dal 4 agosto tremila militari presidieranno le città italiane alle prese con i maggiori problemi di sicurezza. L’annuncio è stato dato a Brescia dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il quale ha siglato con il sindaco Adriano Paroli e con il prefetto Francesco Paolo Tronca il Patto sulla Sicurezza.

“Domani - ha annunciato Maroni, che a Milano aveva incontrato il capo della Polizia, il questore e il Prefetto proprio per studiare il dislocamento dei militari nel capoluogo lombardo - riunirò il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, quindi mi incontrerò con il ministro La Russa per firmare il decreto che destina 3 mila militari nelle città“. I soldati non avranno compiti di polizia giudiziaria ma presidieranno gli obiettivi sensibili e le istituzioni in modo da consentire il recupero di poliziotti e carabinieri da destinare alle pattuglie che operano in strada.

I tremila militari avranno compiti di pubblica sicurezza, per cui potranno arrestare solo le persone sorprese in flagranza di reato. Inoltre - secondo ciò che ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa - saranno accompagnati nel pattugliamento da poliziotti o da carabinieri. “In questo modo - ha sottolineato dicendosi soddisfatto per la “sintonia” trovata con Maroni - ogni problema viene superato”. Ed è stato lo stesso ministro della Difesa a spiegare come e dove verranno utilizzati i soldati: un terzo sarà impiegato per vigilare gli obiettivi sensibili (ambasciate, consolati e varie istituzioni), un altro terzo per la sorveglianza dei centri di permanenza temporanea e i restanti mille a pattugliare le città.

Si parte con Milano, Roma, Napoli, Padova e Verona e successivamente si arriverà a una decina di città. La parte del leone la faranno Milano - “ce ne sarà un numero più alto di quanto preventivato” ha assicurato il titolare della Difesa, Roma e Napoli: in ciascuna città dovrebbero infatti andare tra i 200 e i 300 militari. Che si muoveranno rigorosamente a piedi. “C’é nel decreto, lo confermo e lo preciso - ha detto La Russa - I militari saranno insieme ai giovani in divisa delle forze dell’ordine e pattuglieranno a piedi. Ho insistito molto su questo, così c’é maggiore visibilità“. Lo stanziamento finanziario per il 2008 è di 31,2 milioni di euro, altrettanto per il 2009.

La firma del decreto è un tassello in più, ha spiegato Maroni, “per garantire la sicurezza ai cittadini che devono sentirsi padroni a casa propria”. Il ministro ha anche replicato alle accuse mosse dall’ opposizione sia per quanto riguarda le impronte digitali prese ai rom, sia per quanto riguarda la dichiarata emergenza immigrazione: “sono solo polemiche per cercare di ridurre l’efficacia dell’azione del governo. Noi però non ci fermeremo”.

Proprio da Brescia, una delle città italiane con il maggior numero di immigrati (150 mila solo i regolari, 70 mila domande di regolarizzazione presentate per i flussi), Maroni ha anche annunciato che non ci saranno più sanatorie generalizzate.

“Non faremo più sanatorie generalizzate - ha spiegato il ministro -. Condividiamo in pieno la posizione della presidenza francese per il semestre europeo che non prevede più alcuna sanatoria. Semmai siamo disponibili a discutere caso per caso”. Il patto sulla sicurezza per Brescia è stato possibile grazie alla ‘Carta di Parma’ ed è il primo firmato da Maroni da quando è ministro.

“E’ una eredità del precedente governo - ha spiegato -. Quei patti li abbiamo giudicati positivamente, ma abbiamo fatto alcune modifiche in senso federalista”. Innanzitutto altri comuni della provincia potranno aderire al patto, inoltre l’organizzazione degli interventi è demandata tutta ai responsabili del territorio: “in questo senso - ha precisato Maroni - siamo federalisti. E’ ovvio infatti che solo chi sta sul territorio sa cosa e come intervenire”.

fonte: ansa.it

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: 18:57 - Autore: infoCategoria: Varie

Per colpire gli immigrati ci si scaglia contro anziani e casalinghe. Questo di fatto è il risultato della “leggera” modifica introdotta dall’articolo 20 del Dl 112 - disegno di legge della Manovra economica 2009 – da parte del governo Berlusconi. Una variazione non indifferente ai requisiti minimi per ottenere l’assegno sociale già votato dalla Camera dei deputati.

In base al nuovo testo di legge il beneficio dell’indennità sarà concesso solo a chi ha “lavorato legalmente con un reddito almeno pari all’importo dell’assegno sociale, in via continuativa, per almeno dieci anni”.

Questo significa che 36mila persone non avranno diritto a nessun assegno in quanto “non lavoratori continuativi”.
Questo significa che le casalinghe non sono lavoratrici.
Questo significa che gli ultrasessantacinquenni non hanno diritto a sussidi.
Questo significa che frati e suore non sono poi così importanti.
Questo significa che gli emigranti italiani di ritorno nel Bel Paese resteranno sempre cittadini di serie B.
Questo significa cancellare in silenzio i diritti di migliaia di persone della serie “non siamo stati capiti” oppure “siamo stati fraintesi” o anche “tutta colpa dei giornalisti che modificano la verità”.

“Con un colpo di mano notturno e senza alcuna possibilità di discussione, la maggioranza ha cancellato di fatto e in un solo colpo 800 mila assegni sociali” dichiara Luigi Bobba, deputato PD . “Gli emendamenti all’art. 20 del decreto legge sulla manovra economica, votati dalla maggioranza, infatti azzerano nella pratica la platea di quanti, casalinghe, lavoratori a nero, disoccupati, religiosi missionari, emigrati che rientrano in Italia, avendo superato i 65 anni d’età e non percependo alcun reddito, avevano fino ad oggi beneficiato di un minimo sostegno assistenziale, come tra l’altro sancito dall’art. 38 della Costituzione”.

“Solleviamo con forza un’eccezione di metodo – continua Bobba –, a far le cose in fretta e di notte nel migliore dei casi si fanno dei pasticci su questioni che riguardano diritti fondamentali; ed una di merito, visto che i nuovi criteri per l’assegnazione, ossia la residenza continuativa in Italia per almeno 10 anni e la necessità di dimostrare, sempre negli ultimi 10 anni, di aver lavorato e versato contributi, cancellano di fatto dal 1 gennaio 2009 l’istituto dell’assegno sociale, che ha finora dato sostegno soprattutto agli anziani, nella maggior parte dei casi casalinghe, che dopo aver dedicato una vita alla cura, si ritrovano oggi ‘scippate’ di un entrataessenziale per la famiglia”.

“Ci sorge il fondato sospetto che la maggioranza, nell’intento di restringere ulteriormente le possibilità per gli immigrati di accedere al nostro stato sociale, stavolta si sia fatto prendere la mano ed abbia colpito in larga misura i cittadini italiani. Ecco le politiche di sinistra di Berlusconi, la privazione per 800 mila cittadini

Una norma che se non verrà rimodificata in Senato rischia di compromettere tutto il sistema assistenziale italiano.
Molto probabilmente è stata una svista legata alla troppa fretta di eliminare un “male supremo”: gli immigrati. “La misura - osserva la segretaria confederale Cgil Morena Piccinini - concepita presumibilmente per limitare la concessione dell’assegno sociale da parte dei cittadini neocomunitari e dei loro ascendenti, è da considerarsi quindi odiosa e discriminatoria, con i successivi emendamenti presentati ed accolti finisce per colpire tutti: cittadini italiani e stranieri”.

Anche le Acli - Associazioni cristiane dei lavoratori italiani - chiedono al Parlamento di ritornare sui propri passi. “Dal 1° gennaio 2009, salvo interventi correttivi del Senato, casalinghe, frati, suore e molti altri cittadini italiani non riceveranno più l’assegno sociale che fino ad oggi gli veniva riconosciuto dall’Inps come assistenza in caso di redditi particolarmente bassi. Una prestazione di tipo assistenziale riservata fino ad oggi per motivi di reddito agli ultrasessantacinquenni residenti in Italia. Viene stravolta l’idea di prestazione assistenziale così come tutelata dall’art. 38 della Costituzione. Ma soprattutto, la formulazione letterale, senza distinzioni di cittadinanza, è applicabile a tutti. E cosi’, dal 1° gennaio 2009, se la norma verrà confermata dal Senato, l’assegno sociale non spetterà più a chi non abbia lavorato, continuativamente, per dieci anni in Italia. Si pensi alle casalinghe che hanno dedicato tutto il loro tempo alla famiglia, ai religiosi (suore e frati ad esempio) impegnati nelle realtà più difficili, agli emigranti italiani che tornano nel nostro Paese dopo una vita passata a lavorare all’estero. Questa norma è la dimostrazione concreta di come escludere qualcuno dal bene comune, in questo caso gli immigrati, porti inevitabilmente dei danni a tutti”.

«Noi siamo state tutte con Berlusconi e Berlusconi un ringraziamento ce lo deve dare», ha detto il presidente di Federcasalinghe, Federica Rossi Gasparrini. «Vedremo come esce questa manovra - ha aggiunto - e poi ci organizzeremo per vincere e saremo pronte a dare battaglia al governo».

«Volevano affrontare il problema dei ricongiungimenti familiari dei neocomunitari - spiega Luciano Caon, della segreteria nazionale dello Spi-Cgil - e hanno penalizzato e danneggiato anche pensionati che hanno diritto all’assegno».
fonte: partitodemocratico.it

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