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Archivio del mese di Agosto, 2008

28 Agosto, 2008: 10:14 - Autore: infoCategoria: Varie

Colto sul fatto. Immortalato mentre si preparava ad immergersi in una zona vietata di Giannutri, all’interno della riserva marina dell’Arcipelago toscano. Legambiente ha fotografato il presidente della Camera dove non doveva e non poteva essere. E ha chiesto spiegazioni al presidente del Parco.

Gli ecologisti vogliono sapere come mai Gianfranco Fini è si trovava «nel pomeriggio del 26 agosto, nella Zona 1 a protezione integrale davanti alla costa dei Grottoni a Giannutri». L’associazione aveva notato «una imbarcazione dei Vigili del Fuoco, in navigazione e stazionamento, che prestava a quanto pare anche assistenza a subacquei dotati di autorespiratori, in un’area interdetta a qualsiasi attività che non sia di carattere scientifico o per dirette esigenze dell’Ente Parco. Inoltre la stessa area, a terra e a mare è una zona di protezione speciale in base alla Direttiva Ue uccelli». Alla lettera di Legambiente erano allegate alcune foto, una delle quali ritraeva proprio Fini in muta. Ma il presidente della Camera aveva «il necessario nulla-osta del Parco», domandano gli ambientalisti.
Negativa la risposta. «L’Ente parco dell’Arcipelago toscano non ha ricevuto nessuna richiesta di autorizzazione per svolgere immersioni nella zona 1 di Giannutri, un’area marina totalmente protetta dove si può accedere solo per motivi scientifici. Ma anche se fosse arrivata, avremmo negato il permesso», è stata la replica de presidente dell’Ente Mario Tozzi. «Mi sembra di cattivo esempio - ha osservato poi Tozzi - per la terza carica dello Stato violare un divieto servendosi di un mezzo dei vigili del fuoco».
Il portavoce di Fini ha ammesso l’errore. «Non abbiamo alcuna difficoltà a commentare una colpevole leggerezza, non conoscendo esattamente i confini dell’area protetta, pensando che l’immersione si svolgesse nell’area 2 dove sarebbe stata autorizzata - ha detto Fabrizio Alfano - Conveniamo con il presidente dell’Ente parco sul fatto che è inevitabile una sanzione amministrativa e sul dovere di pagarla».

fonte ilsole24ore.it

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16 Agosto, 2008: 18:16 - Autore: infoCategoria: Varie

Silvio la toglie. Umberto la rivuole. Silvio fa grandi promesse e grandi tagli. Umberto con un colpo solo gli guasta il lavoro, critica il suo operato e invoca, come fosse manna per la Padania, il ritorno dell’Ici. Lui, che a dire il vero non l’avrebbe mai tolta e che ha accettato la decisione solo per non mettere a rischio il governo,e non far dispiacere agli elettori fiduciosi in campagna elettorale, ora non può che ammettere lo “sbaglio”. E annunciare, quasi fosse un diritto invece che una imposta, «la rimetterò».

L’intenzione di Umberto Bossi, ministro delle Riforme, di far tornare in vita l’Ici, l’imposta comunale sulla casa che il governo, come aveva promesso Silvio Berlusconi, ha abolito lo scorso maggio fra le proteste dei Comuni, è stata annunciata venerdì sera 15 agosto, in occasione del tradizionale discorso di Ferragosto e motivata dal fatto che i cittadini «se le tasse vanno ai loro Comuni sono disposti a dare perché vedono i risultati: strade, aiuole».

Con Berlusconi e Tremonti ancora non ne ha parlato ma Bossi intanto azzarda ipotesi e promuove teorie: è essenziale passare da un sistema di finanza derivata, in cui è lo Stato a dare i fondi agli enti locali, a una forma di «autonomia finanziaria», in cui gli enti locali prendono direttamente le tasse. E fra le imposte l’Ici è «l’unica autofinanziaria». La Lega non si è opposta al momento dell’abolizione ma, spiega, perché «non si poteva certo far cadere il governo per questo». L’autonomia finanziaria è uno dei principi che sarà contenuto nel progetto di federalismo fiscale che il ministro delle Riforme sta preparando. E probabilmente su questo un primo momento di confronto ci sarà alla Festa nazionale del Pd a Firenze quando Bossi avrà un faccia a faccia con Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino che è ministro ombra del Pd per le Riforme, che dopo l’abolizione dell’Ici aveva chiesto di trovare un modo per garantire ai Comuni proprio l’autonomia finanziaria. Il suo incontro con Tremonti servirà anche per prepararsi all’incontro fiorentino, a cui parteciperà anche il ministro dell’Economia in un faccia a faccia con Pierluigi Bersani.
«Bisogna dare a ciascuna istituzione l’autonomia finanziaria», ha incalzato il capo della Lega Nord durante la lunga chiacchierata all’hotel Mirella in cui ha parlato anche di immigrazione, invio di truppe in Georgia, legge elettorale per le europee (che «va fatta entro un mese»). Visto che le Regioni si occupano dell’Industria il ministro pensa per le Regioni anche a una tassa che riguardi la produzione (ma non l’Irap che «è brutta») per poi investire ad esempio «nelle fiere», cioè per aiutare le stesse imprese ad essere competitive.

Non vuole però sentir dire che la Lega aumenterà le tasse. «Il federalismo - ha aggiunto - è la riduzione delle tasse». Il fatto che i finanziamenti alle Regioni, ha spiegato Bossi, per quello che fanno non sarà più basato sulla spesa storica (cioè su quello che ciascuna paga i vari servizi) ma sul costo standard (cioè sulla media di quanto una prestazione costa nelle diverse regioni) permetterà di risparmiare. «Se un ragazzo a scuola costa 10 lire in media - ha sottolineato - si danno a tutte le regioni 10 lire: non ci possono essere Regioni che pigliano di più e Regioni che pigliano di meno».

Arriva solerte, per smorzare i toni, il chiarimento di Roberto Calderoli: l’idea - spiega il ministro per la Semplificazione - è di sostituire i tributi sulle case con un unico tributo dei comuni. «La proposta che porterò al tavolo del federalismo fiscale - ha spiegato Calderoli in una nota - non sarà una semplice reintroduzione dell`Ici, ma prevederà la soppressione delle oltre dieci tasse relative alla casa (Stato, Regione, Comune) e la loro sostituzione con un tributo unico, proprio a vantaggio dei Comuni».

Ma la questione riporta alla ribalta il malessere del Pdl sulle politiche fiscali e sociali liquidate con eccessiva facilità. «L’Ici sulla prima casa per quelle fasce di reddito più basse che avrebbero beneficiato in maniera significativa dalla riduzione e dall’eliminazione di questa tassa erano già state contemplate nell’ultima Finanziaria del governo Prodi» sottolinea il vicepresidente dei senatori del Pd, Nicola La Torre intervistato da Sky Tg24. Con le dichiarazioni di Umberto Bossi «si conferma una maggioranza in stato confusionale» commenta il senatore.

Secondo Enrico Morando, senatore e coordinatore del governo ombra del Pd, l’esecutivo «va avanti a tentoni, tutto il contrario di quella coerenza di cui fa gran vanto Tremonti». Da un lato, col documento di programmazione economica, «l’esecutivo Berlusconi programma un aumento della pressione fiscale costante nei prossimi cinque anni, dall’altro rivendica come grande conquista l’abolizione dell’Ici sulla prima casa. Ma poi Bossi e una parte consistente della maggioranza annunciano l’intenzione di reintrodurre l’Ici. Mi sembra che il governo stia andando avanti a tentoni,tutto il contrario di quella coerenza di cui fa gran vanto Tremonti».

E infatti gli alleati di governo non ci stanno: «L’Ici è stata sepolta e nessuno la resusciterà», tuona Tommaso Foti, dell’esecutivo di AN e deputato PDL. Per Foti la discussione sulla «vergognosa tassa che vollero Amato e le sinistre» è «chiusa». Anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, taglia corto: «Ripristinare l’Ici? Le parole dell’onorevole Foti sono Vangelo. Quella è la linea e non c’è spazio per nessun’altra tesi in Parlamento».

Un altro secco no arriva da Rotondi. Il ministro per l’Attuazione del Programma ci tiene a precisare che «le promesse fatte in campagna elettorale vanno mantenute». E Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL, butta invece acqua sul fuoco, e rimanda la questione a dopo le riforme. «Solo quando sarà decollato in tutti i suoi aspetti il federalismo fiscale, che dovrà comprendere una compensazione tra regioni forti e quelle deboli, si potrà riesaminare la questione dell’Ici».

A supportare la tesi di Bossi arriva invece il sindaco di Venezia Massimo Cacciari «l’Ici è per sua stessa definizione una tassa comunale. Decidano i Comuni quel cavolo che vogliono fare». Cacciari si dice così in linea con il leader della Lega Nord sulla necessità di dare autonomia alle finanze locali. «Se Bossi lo ha detto - sottolinea Cacciari - sono d’accordo con lui. È stato ingiusto che ce l’abbiano tolta - dice ancora riferendosi all’Ici - ce l’hanno praticamente rubata».

Fonte: unita.it

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