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Archivio del mese di Agosto, 2009

28 Agosto, 2009: 19:46 - Autore: infoCategoria: Varie

Che Vittorio Feltri fosse stato chiamato alla guida de ‘Il Giornale’ per dare un ‘drizzone’ - per usare l’improbabile termine spesso usato dal Premier - al modo di fronteggiare, usando piu’ o meno gli stessi schemi, l’offensiva mediatica del gruppo ‘Espresso-Repubblica’, era abbastanza scontato.

Ma, come talvolta accade a chi vuole essere piu’ ‘realista del Re’, l’attacco sferrato oggi all’Avvenire colpendo sul piano personale il suo direttore, Dino Boffo, ha avuto un effetto oggettivamente controproducente per l’immagine del Cavaliere.

Soprattutto in un momento delicatissimo sul fronte dei rapporti suoi e del Governo con la Chiesa ed il mondo cattolico.

L’improvviso annullamento della cena di stasera all’Aquila con il Segretario di Stato della Santa Sede, Cardinale Bertone, rappresenta un brutto segnale su questo fronte e sta creando - e presumibilmente creera’ ancora - non pochi ulteriori imbarazzi a Silvio Berlusconi, il quale e’ stato costretto ad una decisa ’sconfessione’ di quanto scritto da Feltri. ‘’Il principio del rispetto della vita privata - ha scritto infatti il Cavaliere in una nota ufficiale - e’ sacro e deve valere sempre e comunque per tutti. Ho reagito con determinazione a quello che in questi mesi e’ stato fatto contro di me usando fantasiosi gossip che riguardavano la mia vita privata presentata in modo artefatto e inveritiero. Per le stesse ragioni di principio non posso assolutamente condividere cio’ che pubblica oggi il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio'’.

Certo, una cosa simile era avvenuta anche nei giorni scorsi, con la Lega a prendere le distanze dall’editoriale de ‘La Padania’ che voleva rimettere in discussione il Concordato. Ma una cosa e’ un comunicato chiarificatore di Bricolo e Cota, altra una nota del presidente del Consiglio.

Soprattutto nelle stesse ore in cui Berlusconi prendeva iniziative giudiziarie contro la reiterazione delle ormai famose ‘10 domande’ rivoltegli da ‘la Repubblica’, giudicandole ‘’retoriche e palesemente diffamatorie'’.

 

BERTONE, PREMIER ASSENTE? NON CHIEDETE A ME

‘’A me, lo chiedete?'’. Con questa battuta, rivolta ai cronisti presenti all’Aquila, il cardinale Segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone, ha commentato la decisione del Premier di non essere presente alla cena di stasera nel capoluogo abruzzese per la Festa della Perdonanza.

fonte:asca.it

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: 19:41 - Autore: infoCategoria: Varie

Financial Times, editoriale su Berlusconi “Potere che ormai eccede ogni limite”
Sulla stampa internazionale nuovi articoli sul capo del governo italiano
Alcuni interventi critici anche sul rapporto con la LIbia di Gheddafi

LONDRA - Il caso Berlusconi contiene lezioni non solo per l’Italia, ma anche per altri paesi, perché rivela una tendenza a trasformare la politica e il potere in uno spettacolo da manipolare come uno show televisivo. E’ il parere di Alexander Stille, docente di giornalismo alla Columbia University, autore di un apprezzato libro sull’Italia di Berlusconi (”Il sacco di Roma”), giornalista del New Yorker e di altre pubblicazioni (collabora anche a “Repubblica”) e figlio di un celebre corrispondente dagli Stati Uniti e poi direttore del Corriere della Sera. Il suo commento sulla vicenda che riguarda il primo ministro italiano, pubblicato oggi nella pagina degli editoriali del Financial Times, spicca nel panorama di articoli e servizi in merito che continuano ad apparire sulla stampa internazionale.

“Il potere di Berlusconi (in Italia) ormai eccede quello di qualsiasi altro leader in Europa occidentale”, scrive Stille, notando che “bisogna guardare alla Russia di Putin o al Venezuela di Chavez per trovare paralleli”. Il comportamento del nostro presidente del Consiglio è comprensibile, continua il suo editoriale, “solo se considerato alla luce di un sistema che gli assegna totale impunità“, un’impunità - spiega Stille ai lettori del quotidiano finanziario britannico - fornita in parte da leggi ad personam fatte approvare da Berlusconi, come quella che assegna immunità legale al premier, e in parte determinata dal suo “quasi totale controllo” dei media italiani, attraverso le tivù di sua proprietà, le reti pubbliche “indurettamente” controllate e la stampa. “La maggior parte dei giornali italiani, con una o due eccezioni, hanno coperto la vicenda con grande cautela, assai meno estensivamente di molti giornali britannici”, afferma Stille.

Lo studioso di giornalismo americano nota le aspre critiche rivolte a Berlusconi da due giornali cattolici, Famiglia Cristiana e l’Avvenire, ma sottolinea che tali critiche appaiono in netto contrasto, “o forse sono una diretta reazione”, rispetto al “silenzio del Papa e di gran parte dell’alte gerarchia ecclesiastica”, che hanno trovato in Berlusconi un alleato “su questioni come l’inseminazione artificiale e l’aborto”.

La tolleranza dell’Italia verso Berlusconi, conclude Stille, viene motivata spesso con un’autoindulgenza vecchio stampo verso il machismo. Ma il primo ministro è anche “un fenomeno moderno o post-moderno: fin dall’inizio ha personalizzato e sessualizzato la politica in una maniera presa direttamente dai reality show che proliferano sulle sue reti televisive”. Dai commenti di Tony e Cherie Blair sulla propria vita sessuale all’ascesa politica dell’ex-attore Arnold Schwarzenegger in California, di cui l’ex-bobybuilder è governatore, fino al fatto che la campagna americana per la presidenza dura ormai due anni e che Obama deve restare continuamente in tivù per vendere al pubblico qualsiasi aspetto del suo programma politico, “si capisce che la politica intesa come una permanente campagna elettorale non è un fenomeno soltanto italiano”.

Di Berlusconi, il Financial Times parla anche in un altro contesto, citando la controversa decisione del premier italiano di fare visita alla Libia per le celebrazioni del quarantennale del colpo di stato che portò al potere il colonnello Gheddafi, “attirato da petrolio e commerci”, nonostante il recente ritorno a Tripoli di uno dei rfesponsabili dell’attentato terroristico di Lockerbie, in cui morirono i 270 passeggeri di un jet della Pan-Am. Il quotidiano della City ammonisce su quanto sia pericoloso fare una diplomazia di questo tipo con il leader libico, raccontando un recente episodio: un anno fa uno dei figli del colonnello, Hannibal, fu brevemente arrestato a Ginevra per avere assalito la cameriera di un albergo; il governo libico ha risposto sospendendo le forniture di petrolio alla Svizzera, ritirando 5 miliardi di dollari dalle banche svizzere e arrestando due uomini d’affari svizzeri in Libia.

The Economist. “In piena polemica con il vaticano sull’immigrazione clandestina, il governo italiano ha anche le sue ragioni, ma deve essere prudente - scrive il settimanale britannico The Economist: la storia sembra indicare che gli esecutivi in disaccordo con la chiesa non durano molto e il premier Silvio Berlusconi è già malvisto dal clero per la sua vita privata”.

L’articolo intitolato “Boat-race people” tratta della morte in mare dei 73 clandestini eritrei provenienti dalla libia e racconta le loro sofferenze. L’Economist ricorda che il governo italiano ha avviato la politica dei rimpatri, ma smentisce che sia colpevole di crudeltà o di omissione di soccorso. La vera obiezione, osserva il settimanale britannico, è piuttosto che la nuova legge impedisce di fatto ai clandestini di chiedere asilo anche se rientrano nella categoria di coloro i quali hanno diritto alla protezione umanitaria (circa un terzo del totale, secondo le stime italiane) e che questi vengono poi espulsi verso la libia, “un paese non democratico la cui dirigenza non si preoccupa dei diritti umani”.

Insieme ad articoli sul New Zealand Herald, sull’Australian e su altri giornali che riferiscono le rivelazioni del libro di Maria Latella su Veronica Lario riportate nei giorni scorsi, sulla stampa di oggi c’è anche un articolo del francese Figaro, che riferisce della partecipazione del premier alle celebrazioni nella basilica di Collemaggio: “Berlusconi in cerca d’indulgenza divina all’Aquila”, titola il quotidiano, notando che il leader del Pdl sta cercando di riparare i danni nelle relazioni col Vaticano provocati dalle polemiche della Lega Nord sugli immigrati.

Le Nouvelle Observateur. Anche il settimanale francese riporta sul suo sito, tra le notizie principali, l’attacco di Silvio Berlusconi a Repubblica. Vengono ricordate le dieci domande poste dal nostro giornale al capo del Governo, a proposito delle sue frequentazioni con Noemi Letizia e degli incontri con le escort a Palazzo Grazioli.
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: 19:38 - Autore: infoCategoria: Varie

È giusto e normale” che la Chiesa inviti Silvio Berlusconi a cambiare stile di vita. Umberto Bossi accetta le critiche al premier, perchè la Chiesa - osserva il leader della Lega - “indica degli indirizzi morali. È chiaro che non può non farlo con un leader politico che guida un Paese. È sempre stato così nella storia dei rapporti tra Stato e Chiesa”.

Bossi dice che Berlusconi “è caduto in un trappolone”, inoltre “degli errori li ha fatti. È stato ingenuo. Ma Silvio è odiato dalla mafia che può fargli del male”. Bossi non crede che all’estero l’immagine del premier sia stata intaccata dagli scandali privati: “Non mi sembra. Nel mondo ci sono tanti di quei problemi - rimarca il ministro per le Riforme - che gli Stati hanno molte altre cose a cui pensare che non alle donnine. E comunque Berlusconi resta saldo al timone, è riuscito a tenere in piedi la baracca. Finchè c’è la Lega, poi, può stare tranquillo”.

Quanto al futuro dell’alleanza, Bossi non chiude al ritorno dell’Udc: “Vediamo… Ma sappiano - puntualizza il leader del Carroccio - che se vogliono tornare devono appoggiare la linea del governo. Non andare in direzione opposta come fecero con federalismo fiscale, immigrazione e quote latte”. E se sarà il Veneto, la Lombardia o il Piemonte la prossima regione a guida leghista, “le avremo tutte e tre. E conquisteremo anche l’Emilia Romagna”.

Tornando a parlare di Chiesa Bossi ricorda che la Lega Nord non è un partito razzista. Ha le sue posizioni e le “difende con i denti”, ma non ha alcuna intenzione di fare la guerra al Vaticano e di rimettere in discussione il Concordato. Dopo settimane di polemiche estive e di scontri,  Bossi spiega quale è lo stato dei rapporti con la Santa Sede che, rivela, ha proposto un incontro al leader del Carroccio. Sull’immigrazione e la sicurezza, fa osservare Bossi, “diciamo che ognuno ha le sue posizioni. Noi abbiamo le nostre e le difendiamo coi denti. E abbiamo il coraggio di farlo. Sugli immigrati la Chiesa ci ha accusato di essere razzisti e xenofobi. Non è così, se ne accorgeranno”. Bossi parla infatti del progetto elaborato con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per attivare “la Detax, una tassa etica sulle transazioni internazionali. È un prelievo percentuale, attorno all’1%, da applicare insieme all’iva, o da ritagliare all’interno dell’iva. Soldi da destinare ai poveri, alle popolazioni che fanno la fame. Così evitiamo che partano coi barconi della morte”. Nei giorni di contrapposizione più acuta, Bossi ha detto al Vaticano di fare il proprio mestiere e di prendersi gli immigrati che arrivano in Italia. Lo direbbe ancora? “Il mestiere della politica - dichiara il ministro delle Riforme - è fare le leggi e governare. Il mestiere della Chiesa, invece, è quello di stimolare la gente, di indicare un indirizzo morale. Ma se predichi poi devi anche razzolare. E farlo bene». Cioè aprire le porte agli immigrati? “Certo. Però non mi sembra che lo facciano un granchè. Il Vaticano è uno statarello piccolo piccolo. Abbastanza chiuso. Anche volendo non so chi potrebbero accogliere”.

Con il Vaticano, prosegue il leader del Carroccio, “noi vogliamo semplicemente trovare un nuovo modo di trattare con il terzo mondo. Per aiutarlo. Punto. E poi alla gente che ci ha votato dobbiamo dare delle risposte. Le pretendono. E la Lega è pronta anche a infognarsi in cose difficili, pur di mantenere la parola. Comunque il Vaticano, dopo queste polemiche, ha chiesto di incontrarci”. Ieri l’altro, sulla prima pagina, la «Padania» ha minacciato la revisione del Concordato… “Il nostro - ribatte Bossi - è un giornale democratico, aperto a chiunque voglia esprimere la sua opinione, che non dev’essere necessariamente quella ufficiale del partito. Comunque non bisogna rivedere niente”. Con Fini che ha messo in guardia la Lega a non alimentare le spinte razziste, assicura, non c’è alcuno scontro. “Noi siamo un partito popolare che usa il buon senso. Fini, da presidente della Camera, che è un lavoro difficile, è normale che debba mantenere gli equilibri. Insomma - commenta il leader leghista - tenere i piedi in due scarpe. Glielo impone il ruolo. Credo che lui, però, abbia voglia di tornare a fare il politico”.

fonte:loccidentale.it

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