MILANO - Silvio Berlusconi ha concluso la prima festa nazionale della Libertà a Milano, accolto da un’ovazione dei militanti che lo hanno accolto con “‘Silvio, Silvio” e la canzone “Meno male che Silvio c’e”. Bordate ad alzo zero all’opposizione anti-italiana: «Tifano per la crisi. La sinistra italiana resta quella dei soliti comunisti», e poi anche avvisi agli alleati: «Il Pdl è un partito dove c’è dialettica e anche libertà di coscienza». E ancora: «Nessuno riuscirà a dividerci dalla Lega».
VI PORTO I SALUTI DI UN SIGNORE ABBRONZATO, «E’ UNO BRAVO» - L’inizio dell’intervento del presidente del Consiglio è con battute di spirito. Una non è nuova, anche se con un’aggiunta: « Vi porto i saluti di uno che si chiama… uno abbronzato… Ah, Barack Obama». E poi «voi non ci crederete, ma sono andati a prendere il sole in spiaggia in due, perché è abbronzata anche la moglie» riferendosi al suo incontro con la first lady Usa (guarda il video). Poi, facendosi serio, ha detto alla platea: «Vi do una ottima notizia: è uno molto bravo. E questo ci deve fare contenti”. Anche perchè «i rapporti sono facili, è anche una persona ironica e autoironica». Fine delle battute? No, tocca alla Gelmini: «Accogliamo il ministro Gelmini che la sinistra vorrebbe come simbolo sexy del governo, e anche Italo Bocchino che rappresenta le minoranze, dice che lo è. Ma che invece è il simbolo della serietà dei ministri, di chi lavora per la nostra scuola, perché i nostri giovani siano sempre più preparati».
«CON NOI NUOVA MORALITA’» - Poi si parla dei successi del governo. E l’elenco è lungo, a cominciare dal fatto che, dice Berlusconi: «Abbiamo introdotto un nuovo elemento nella politica italiana: la moralità. La moralità è quella di mantenere gli impegni elettorali. Abbiamo firmato un contratto con gli elettori che ci siamo impegnati a rispettare».
«SE VADO IN TV E’ UN ATTO DELINQUENZIALE» - Berlusconi parlando alla Festa del Pdl ha osservato che «se io vado a parlare in una tv è uno scandalo, se vado in una seconda televisione divento un dittatore, se vado in una terza siamo al regime e in una quarta siamo ad un atto delinquenziale. Invece Barack Obama è andato in cinque diverse televisioni a spiegare la sua riforma sanitaria e ha fatto bene, perchè i leader devono prima di tutto informare i cittadini».
DIFESA DELLA LIBERTA’: «NOI SAREMO QUI PER SEMPRE» - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo discorso ha parlato anche della differenza tra la libertà del centrodestra e quella del centrosinistra e ha garantito che non ci sarà mai, fino a quando al governo ci sarà il centrodestra, «uno Stato di polizia tributaria come voleva Visco». «Fino a quando saremo qui, e dato che saremo qui per sempre - ha detto - questo Stato non lo permetteremo mai».
«NON DOBBIAMO AVERE PIU’ PAURA DELLA CRISI» - Oggi non dobbiamo più avere paura. Lo dico anche agli imprenditori di investire con coraggio». Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parlando alla festa del Pdl. Berlusconi ha ricordato gli interventi del governo: «abbiamo agito prima degli altri, abbiamo garantito gli ammortizzatori sociali a tutti coloro che hanno perso il lavoro e abbiamo scoperto che abbiamo un sistema bancario più solido degli altri perchè siamo grandi risparmiatori». «Dobbiamo - ha proseguito - perseverare in questa direzione senza paura». E, per chiudere l’argomento: «L’opposizione ha fatto il tifo per la crisi. E’ qualcosa di cui avere consapevolezza».
OPPOSIZIONE, VERGOGNA - «Siamo orgogliosi dei nostri militari, che sono là (in Afghanistan ndr.) coraggiosamente per difendere la pace». Silvio Berlusconi ha scaldato la platea parlando dei militari italiani in missione. Il premier dice che è una vergogna «un’opposizione che brucia in piazza le sagome dei nostri soldati, che inneggia a meno sei… Non ci stiamo, è inaccettabile avere un’opposizione di questo tipo nel nostro paese». «Vergogna, vergogna, vergogna» ha urlato Berlusconi nel microfono tra gli applausi. In serata, poi, una precisazione di Bonaiuti: «Dopo avere ricordato il sacrificio dei nostri soldati in Afghanistan, il Presidente Berlusconi ha voluto semplicemente deprecare alcune scritte vergognose da attribuire non ai partiti della sinistra parlamentare ma a frange estreme della sinistra extra parlamentare».
OVAZIONE PER FELTRI - Prima dell’arrivo di Berlusconi Vittorio Feltri era stato accolto con un’ovazione. Il direttore del Giornale era stato presentato dal palco dal ministro della Difesa Ignazio La Russa insieme agli altri esponenti del Pdl.
FRANCESCHINI: «PARLAVA IN PLAYBACK» - Il commento del segretario del Pd è stato lapidario Dario Franceschini : «Chiaramente Berlusconi parlava in playback… Stesse grida e insulti all’opposizione ripetuti da 15 anni. E recitando si scalda anche!»
CASINI: «BERLUSCONI OFFENDE, INTERVENGA IL QUIRINALE» - Dura anche la reazione del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: «Il Presidente del Consiglio può dire ciò che vuole anche al di fuori di ogni minimo autocontrollo. Ma non può in alcun modo falsificare e ridicolizzare l’opposizione di questo paese che ha difeso e difende i militari italiani impegnati nelle missioni di pace, la bandiera americana e quella israeliana, come lui e prima di lui e nel caso dell’Udc anche con maggiore coerenza. Basta pensare al voto per le missioni in Afghanistan che noi sostenemmo anche durante il governo Prodi nonostante il voto contrario di Forza Italia e Alleanza Nazionale. Chiedo con rispetto e deferenza al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle camere di intervenire per ristabilire la verità dei fatti».
fonte:corriere.it
(ASCA) - Bazzano (L’Aquila), 29 set - Le zolle del prato inglese sono state sistemate all’ultimo minuto. Rispetto ai primi alloggi di Onna, quelli inaugurati il 15 settembre scorso con polemiche sulla paternita’ dei lavori, questa volta il Governo ha arricchito l’arredamento delle case anche con le tende e la funzionalita’ degli appartamenti con i condizionatori per l’aria. Per il resto, a cominciare dalle misure delle abitazione fino alla qualita’ degli arredi, siamo sullo stesso livello.
Tutto ‘made in Italy’ e soprattutto ‘’italian style’. Solo i televisori con lo schermo piatto, gli stessi di Onna, sono dello stesso produttore straniero. Questa sera negli appartamenti del grande cantiere di Bazzano, quello dove ‘'’in 110 giorni abbiamo frantumato tutti i record mondiali'’ per dirla come il premier, questa sera saranno circa 500 le luci degli appartamenti che resteranno accese per la prima cena sotto un tetto per gli sfollati che, per quasi sei mesi, hanno dormito in una tenda.
Silvio Berlusconi ha scelto i celebrare oggi all’Aquila il suo 73esimo compleanno. Si e’ regalato un pranzo alla caserma della Guardia di Finanza di Coppito, insieme Bertolaso e Chiodi (che gli ha donato una bandiera della Regione Abruzzo), e soprattutto di fronte agli imprenditori che lo hanno aiutato a compiere ‘’un miracolo'’. Perche’ ‘’abbiamo dimostrato che lo Stato c’e', che e’ amico e non oppressore.
Che e’ uno stato vicino a tutti i cittadini e che non lascia indietro nessuno. Questo e’ lo Stato che ci piace e che tutti vogliamo. Questo e’ lo Stato che ha medaglia d’oro sul petto'’. Sotto gli occhi del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, Berlusconi (alla 23 esima visita dal 6 aprile) ha incassato tanti complimenti e applausi.
Quelli che hanno fatto piu’ rumore sono stati quelli della presidentessa della provincia, Stefania Pezzopane. Aquilana, ex ds, pasionaria della ricostruzione, ha spiegato che da oggi ‘’gli aquilani sono piu’ fiduciosi perche’ il primo impegno e’ stato mantenuto'’. Ma il premier (con i giornalisti posizionati in una sala stampa allestita tra le piastre antisismiche di una palazzina) il meglio lo ha dato nel contatto con la gente. Ha consegnato tre appartamenti, ha aperto tutti i cassetti, i frigoferi, ha toccato tutto quello che c’era da toccare. Battute a raffiche. ‘’Signora venga a vedere la sua nuova casa e la sua nuova camera da letto. Le abbiamo messo anche il phon, ma solo per lei io tanto sono gia’ a posto…'’ dice ad una giovane mamma. ‘’Presidente, non si deve arrabbiare con i suoi avversari…'’ gli consiglia invece un’anziana nonna. E Berlusconi: ‘’Signora, sono loro che ce l’hanno con me'’. Dopo Bazzano, il premier si trasferisce a Cese di Preturo nell’altro grande cantiere nell’area compresa tra la caserma di Coppito e l’aeroporto di Preturo. Nuovo sopralluogo e nuova promessa.
‘’300 case a settimana, tutti sotto un tetto entro la fine dell’anno. Saro’ qui anche la prossima settimana'’. Ora pero’ gli aquilani aspettano che si apra il capitolo ricostruzione.
fonte:asca.it
Il Cavaliere invita gli italiani a consumare di più? Detto fatto, al Senato consumano. Per le stanze della presidenza a Palazzo Giustiniani, ad esempio, hanno appena comprato 50 asciugamani deluxe. A 88 euro l’uno. Pari a tre giorni di cassa integrazione di un operaio metalmeccanico. Totale: 4.400 euro. Giorgio Napolitano, che giovedì aveva spronato tutti dicendo che «le istituzioni devono dare l’esempio» ha avuto la sua risposta.
Vi chiederete: ma di che materiale sono mai fatte, queste salviette per le mani, per costare una cifra che all’italiano medio appare spropositata? Sono di lino. E ricamate. Direte allora che sul sito e-bay.it si possono comprare asciugamani di lino e ricamati al prezzo di 29,99 per una confezione da sei e cioè a cinque euro l’uno, venti volte di meno. Per non parlare di quelle di spugna. Conosciamo l’obiezione: il decoro delle toilette di palazzo Giustiniani esige ben altro. Esattamente come le cucine presidenziali: non meritano forse una qualità adeguata al livello dell’istituzione per essere all’altezza delle raffinate papille gustative di Renato Schifani e dei suoi ospiti? Ecco allora una spesa assolutamente in-dis-pen-sa-bi-le: un costoso corso di perfezionamento fatto seguire presso la scuola culinaria del Gambero Rosso ai 9 (nove) cuochi interni. Così che possano poi scodellare sui prestigiosi deschi quei piatti griffati che, con innata modestia, vengono definiti «divine creazioni»: bauletti con ricotta e pistacchi con bottarga di tonno e sedano, intrighi con stracotto d’oca e burro al ginepro, quadrelli di cacao con scorzette d’arancia ai due ori… Per carità, negare che nella scia delle polemiche sui costi della politica, qualche taglio sia stato fatto pure a Palazzo Madama sarebbe ingiusto. Le famose agendine 2009 di Nazareno Gabrielli costate la bellezza di 260 mila euro (più degli stipendi annuali dei governatori del Colorado, dell’Arkansas, del Tennessee e del Maine messi insieme) sono state ad esempio sforbiciate, per il 2010, del 20%. Un sacrificio doloroso ma necessario. Come ancora più dolorosi e necessari sono stati il blocco delle indennità, il giro di vite ai contributi dei gruppi parlamentari e altro ancora…
Eppure, pare impossibile, nonostante i tagli palazzo Madama si appresterebbe a battere ancora cassa. Ancora pochi giorni e il 30 settembre scade il termine entro il quale gli organi costituzionali devono presentare al Tesoro le richieste per la dotazione finanziaria del 2010. Una data importante, tanto più dopo gli ultimi appelli lanciati, alla vigilia di un autunno che potrebbe essere critico, non solo del capo dello Stato ma anche del cardinale Angelo Bagnasco: misura e sobrietà. Fino a due o tre anni fa gli stanziamenti degli organi costituzionali venivano adeguati con il giochetto del cosiddetto «pil nominale». Si prendeva cioè a riferimento la crescita economica prevista, che di norma era più o meno il doppio dell’inflazione, e ogni anno la dotazione cresceva di quel tot. In seguito, sull’onda delle polemiche, le pretese si ridimensionarono al «semplice » recupero dell’inflazione programmata. Come è stato fatto l’ultima volta. Poi la crisi economica ha cominciato a mordere davvero, al punto che se si fosse applicato stavolta il vecchio criterio del «pil nominale», gli stanziamenti sarebbero crollati del 5%. Una batosta insopportabile. Ma mentre Quirinale e Camera decidevano di rinunciare per i prossimi tre anni al recupero dell’inflazione programmata, dal Senato non è arrivato alcun segnale. Evidentemente palazzo Madama considera ancora valida la richiesta relativa al 2009, con un aumento della dotazione pari all’1,5% sia per il 2010 sia per i due anni successivi.
Il Tesoro dovrebbe così versare nelle casse della camera alta 527 milioni di euro contro i 519 del 2009. Per salire poi a 535 e 543 milioni nel 2011 e nel 2012. Qualche goccia nel mare immenso del bilancio statale. Ma talvolta basta qualche goccia a far traboccare il vaso. Soprattutto considerando che l’inflazione programmata è almeno il doppio di quella reale. Come si giustifica allora l’esigenza di maggiori risorse per otto milioni l’anno? Forse con il progetto di realizzare un nuovo canale televisivo digitale terrestre (oltre a quello satellitare già esistente) affidato a un comitato istituito il 29 luglio e coordinato dal questore Benedetto Adragna? O con l’idea, ben più fumosa, di impiantare una struttura medica interna con tanto di sala di rianimazione pur essendo palazzo Madama a un chilometro dall’ospedale Santo Spirito?
La verità è che l’andazzo seguito per anni è stato tale (nella legislatura 2001-2006 le spese correnti s’impennarono del 39% oltre l’inflazione) che la «macchina» lanciata verso costi sempre più folli va avanti per inerzia, a prescindere perfino dalla volontà di Schifani e dei questori. Tanto è vero che, non essendo mai stati cambiati sul serio certi automatismi del contratto interno, le retribuzioni e le pensioni dei dipendenti (che in molti casi possono ancora andarsene a 50 anni: tre lustri dopo la riforma Dini!) seguitano a crescere pesando immensamente di più che gli asciugamani. Dati alla mano: le pensioni medie variano dai 122 mila euro lordi l’anno per i commessi ai 325 mila euro per i funzionari.
Una domanda, tuttavia, meriterebbe risposte convincenti. Perché il Senato continua a chiedere soldi se ha depositati presso la filiale interna della Bnl, liquidi, 108,9 milioni di euro? Avete capito bene: 108,9 milioni. Da dove arrivano tutti quei quattrini è presto detto: palazzo Madama non spende, nella realtà pratica, tutti i soldi che ogni anno il Tesoro gli dà. Il bilancio si chiude infatti regolarmente con avanzi di cassa che non vengono restituiti all’Erario, ma si accumulano in banca. Lo stesso avviene, e in misura addirittura maggiore, per la Camera dei deputati, che ha già da parte qualcosa come 380 milioni di euro. Il «tesoretto del Parlamento», per usare la definizione data dal Sole24ore lo scorso maggio, avrebbe quindi raggiunto, secondo gli ultimissimi calcoli, circa 490 milioni. Il doppio dei fondi occorrenti per rimettere in piedi le strutture universitarie dell’Aquila e pagare le rette di tutti gli studenti.
La Camera si tiene stretti quei soldi con la giustificazione che alla scadenza degli onerosi contratti d’affitto degli uffici per i deputati nei «Palazzi Marini» (una quarantina di milioni l’anno) dovrà acquistare nuovi immobili. Ma il Senato, che gli edifici li ha già comprati e ha avuto dal Cipe anche i soldi per ristrutturarli? Ci si dirà che, con le procedure e le macchinosità attuali, è difficile restituirli, i soldi. Sarà… Eppure c’è un illustre precedente. Alla fine degli anni Novanta l’Antitrust, all’epoca presieduta da Giuseppe Tesauro, rese al Tesoro l’equivalente di una cinquantina di milioni di euro: erano gli avanzi delle dotazioni annuali che l’autorità non aveva speso. E che tornarono così nelle casse dello Stato. Certo, bisogna volerlo…