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Archivio del mese di Febbraio, 2010

26 Febbraio, 2010: 22:09 - Autore: infoCategoria: Varie

brutale aggressione, l’ex consigliere comunale del Pdl di Palermo è stato operato più volte ed è rimasto tre giorni in coma nell’ospedale Civico di Palermo. Fragalà, 61enne avvocato ed ex parlamentare di An, era stato avvicinato e poi colpito fuori dal palazzo di Giustizia di Palermo, da un uomo che indossava il casco.

Al brutale agguato avevano assistito tre testimoni. Solo l’intervento di uno di loro ha messo in fuga il killer che, munito di una mazza di legno, si è accanito sulla vittima con una ferocia inaudita.

Immediatamente portato all’ospedale Civico in fin di vita, il penalista è stato operato due volte, ma i medici hanno da subito definito disperate le sue condizioni. Sul caso proseguono le indagini dei carabinieri del reparto operativo coordinati dai pm Nino Di Matteo e Carlo Lenzi e dall’aggiunto Maurizio Scalia. Il fascicolo, a carico di ignoti, inizialmente parlava di tentativo di omicidio mentre ora ipotizza l’omicidio volontario. Finora gli inquirenti hanno seguito la pista professionale puntando su quattro o cinque recenti casi trattati dal legale.

Sulla salma del legale è stata disposta l’autopsia, che verrà eseguita sabato mattina all’Istituto di medicina legale del policlinico di Palermo. Nel pomeriggio, quindi, il feretro verrà esposto al Palazzo di giustizia, dove sarà allestita la camera ardente. Lunedì i funerali.

Alfano: “Massimo impegno per individuare assassini”
In una nota, il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha parlato di Enzo Fragalà: “Sarà compito di tutti impegnarsi per ricordarne la memoria e sarà compito specifico di tutti gli operatori di giustizia fare il massimo senza fermarsi finché non saranno individuati gli assassini e gli eventuali mandanti”.

fonte:tgcom.mediaset.it

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: 22:07 - Autore: infoCategoria: Varie

Chi immaginava che la scelta della Cassazione su David Mills sarebbe servita ad abbassare i toni del confronto sulla giustizia sarà rimasto deluso. Almeno ad ascoltare il premier Silvio Berlusconi che, dal Lingotto a Torino, si è scagliato contro la magistratura arrivando a definire “talebani” alcuni giudici. Ma è un autentico Cavaliere in piena quello che va in scena in Piemonte per aprire la campagna elettorale delle Regionali di Roberto Cota. Gli affondi più duri sono riservati ai giudici, dipinti come “il male terribile dell’Italia”. Certo, “una grande maggioranza non appartiene a questa banda di talebani”, ma in ogni caso “la nostra democrazia è in balia di questa situazione”. Parole che determina un’immediata reazione dell’Anm, per bocca del segretario Giuseppe Cascini: si tratta di una “offesa intollerabile” e dopo queste dichiarazioni si “impone una reazione adeguata da parte di tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali” per far fronte a una “escalation di insulti e aggressioni”. Ed anche il Csm aggiungerà la nuova accusa del Premier al fascicolo già aperto a palazzo dei Marescialli sulle diverse accuse rivolte da Berlusconi alla Magistratura. Quanto alla sentenza della Cassazione su Mills, Berlusconi non sembra soddisfatto: “E’ un’invenzione pura, noi non c’entriamo nulla, è una cosa inventata come tutti i processi. Voglio venirne fuori con una assoluzione piena”. La strada scelta dal governo per fronteggiare il problema, dice una volta di più il presidente del Consiglio, resta la riforma della giustizia: “Ogni volta che ci ho provato mi hanno circondato con un processo diverso, ma adesso ci proviamo”. Anche perché, sottolinea, “il popolo elegge il Parlamento, che approva una legge”, ma “in Italia la sovranità non è del popolo, bensì dei Pm”. Ma non c’è solo il capitolo giustizia. Berlusconi guarda alle prossime Regionali, offrendo una personale chiave di lettura del voto: la vittoria si potrà stabilire “contando gli elettori” e nel caso del centrodestra, avendo una “forte maggioranza di elettori rispetto alla sinistra”, il numero di regioni “è meno importante rispetto al risultato globale”. Tom
fonte:notizie.virgilio.it

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: 11:23 - Autore: infoCategoria: Varie

Altro che “premier assolto”: la sentenza della Cassazione dichiara estinto il reato, confermando però che è stato commesso. E l’avvocato corrotto dal Cavaliere ora dovrà risarcire lo Stato

Mills prescritto, Berlusconi salvo. La sentenza della Cassazione che ha dichiarato “estinto” il reato di corruzione del testimone David Mills ha l’effetto (indiretto, ma ormai scontato) di concedere pochi mesi di vita anche al processo al suo presunto corruttore, Silvio Berlusconi. Un dibattimento gemello che il tribunale di Milano aveva sospeso proprio per aspettare il verdetto di oggi delle Sezioni Unite. La maggiore conseguenza politica è che ora diventa meno urgente approvare le varie leggi ad personam (processo breve, legittimo impedimento, scudo-tris per le alte cariche, ripristino dell’immunità parlamentare) messe in cantiere con l’obiettivo unificato di bloccare i processi al premier, a cominciare dall’emergenza Mills.

TU CHIAMALE SE VUOI PRESCRIZIONI
La prescrizione non è un’assoluzione, ma un proscioglimento tecnico per motivi solamente procedurali: l’avvocato inglese David Mills, dunque, è colpevole di essersi fatto corrompere con 600 mila dollari per favorire l’imputato Berlusconi in due processi (tangenti alla Guardia di Finanza; fondi neri Fininvest - All Iberian), ma non può più essere punito, perché ha incassato la tangente più di dieci anni fa. Della condanna di primo grado, che era stata confermata anche in appello, resta valido solo il risarcimento civilistico del danno morale (che non cade in prescrizione): Mills dovrà versare 250 mila euro allo Stato italiano, che per legge, paradossalmente, è rappresentato nel processo dalla presidenza del consiglio dei ministri.

IL REBUS DELLE DATE
Il principale cavillo giuridico che la Cassazione era chiamata a dirimere (a sezioni unite, proprio perché la questione era controversa) era appunto un problema di date: quando fu commessa quella corruzione? La corte d’appello, confermando la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione, aveva stabilito che Mills fu corrotto il 29 febbraio 2000, quando incassò materialmente i soldi, intestandosi quote per 600 mila dollari del fondo estero (chiamato Torrey) dove aveva parcheggiato la tangente che gli era stata materialmente destinata da un defunto manager della Fininvest. La Cassazione invece ha deciso che Mills era diventato padrone di quei soldi già tre mesi prima, e precisamente l’11 novembre 1999, quando fornì le istruzioni per far entrare quella tangente in un precedente contenitore (il fondo Giano Capital), dove i soldi dell’avvocato inglese erano mescolati con quelli di altri suoi clienti. Da questa seconda data (a differenza che dalla prima) sono ormai passati più di dieci anni, per cui la corruzione è stata dichiarata prescritta per scadenza dei termini.
L’ACCUSA GARANTISTA
Questa tesi, oltre che dai difensori di Mills (che come prima richiesta domandavano però l’assoluzione piena, bocciata dalla Cassazione), è stata appoggiata in udienza anche dal sostituto procuratore generale Gianfranco Ciani, che in teoria rappresentava l’accusa, con queste parole: «Quanto c’ è incertezza sulla data di commissione di un reato, da sempre vale la regola del “favor rei”, e il decorrere della prescrizione va fissato nel momento più favorevole all’imputato».

GLI EFFETTI PER BERLUSCONI
A questo punto gli stessi pm milanesi prevedono che, per la medesima corruzione, il tribunale dovrà dichiarare la prescrizione. Questo dovrebbe accadere probabilmente (i conteggi sono in corso) nel novembre prossimo: quindi il processo potrà continuare, ma sarà difficile arrivare a una sentenza di primo grado, e impossibile chiudere in tempo anche l’appello e la Cassazione. Berlusconi originariamente era coimputato di Mills, ma è stato separato per effetto del lodo Alfano: il “salvacondotto” poi dichiarato incostituzionale per violazione del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Il rinvio di circa un anno della data di prescrizione per Berlusconi è dovuto proprio alla legge Alfano, che per sospendere il processo congelò tutti i termini.

IL GRAN PRESCRITTO
Con analoghe dichiarazioni di prescrizione si erano chiusi altri importanti processi aperti a Milano in questi anni a carico di Berlusconi, tra cui spiccano i falsi in bilancio della Fininvest per circa un miliardo di euro (conti esteri della rete All Iberian), i finanziamenti illeciti per 21 miliardi di lire a Bettino Craxi in Svizzera, la corruzione del giudice romano Vittorio Metta attraverso l’avvocato Cesare Previti per conquistare la Mondadori.

GLI ALTRI PROCESSI AL PREMIER
Annullata per prescrizione la corruzione di Mills, ora Berlusconi resta imputato a Milano solo per le presunte frodi fiscali, falsi in bilancio e appropriazioni indebite legate all’acquisto dei cosiddetti “diritti tv”: le licenze di trasmettere film americani sulle reti Mediaset, che secondo l’accusa furono comprate a prezzi gonfiati per creare altri fondi neri (personali) in Svizzera. Quest’ultimo processo, però, è ancora in fase istruttoria di primo grado e i reati rischiano di essere cancellati dalla prescrizione anche senza necessità di cambiare le leggi. Rinviando l’udienza al prossimo primo marzo per impedimenti politici del premier, inoltre, il presidente del collegio, Edoardo D’Avossa, ha già anticipato alle difese la possibilità di separare il capo del governo dagli altri undici imputati, per riservare al primo una corsia processuale rispettosa dei suoi impegni e quindi più lenta. Mentre per le accuse più recenti, come le presunte frodi fiscali Mediatrade-Mediaset, che arrivano fino al 2005, la procura non ha ancora chiesto e ottenuto neppure il rinvio a giudizio, mentre la prescrizione scatta dopo sette anni e mezzo.

LA LINEA GHEDINI
In teoria la legge riconosce a Berlusconi, come a ogni imputato, il diritto di rifiutare i benefici procedurali, per chiedere l’assoluzione nel merito dall’accusa di aver corrotto Mills. Sarebbe il modo di confermare davanti ai giudici l’innocenza sempre proclamata. Ma il suo avvocato e deputato, Niccolò Ghedini, ha chiarito più volte che la sua linea è di «non rinunciare mai alla prescrizione, soprattutto a Milano e per Berlusconi».

LEGGI AD FUTURUM?
Sul piano politico, ora resta da capire se la maggioranza continuerà a considerare urgenti le nuove leggi della giustizia per scongiurare il rischio di una condanna anche solo in primo grado per l’affare Mills. Oppure per evitare comunque a Berlusconi (e in caso di immunità a tutti i parlamentari) ogni altro eventuale problema futuro con la giustizia.

fonte:espresso.repubblica.it

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