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Archivio del giorno 3 Febbraio, 2010

3 Febbraio, 2010: 11:43 - Autore: infoCategoria: Varie

ROMA - “Non è nel programma, e io sono assolutamente contrario”. Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano boccia il ddl anti-pentiti che il Pdl sta preparando con la firma del senatore ex An Valentino. Il progetto, anticipato da Repubblica, aveva subito provocato la dura reazione del Pd.

Per Walter Veltroni, membro della Commissione Antimafia, “invece di sostenere gli enormi sforzi che magistrati e forze dell’ordine stanno compiendo con grande successo contro le mafie militari, Governo e  maggioranza ultimamente mi sono sempre più impegnati nella direzione opposta, in leggi come scudo fiscale  e la previsione di vendita all’asta dei beni mafiosi. Ora si affaccia anche un progetto di legge che punta a sterilizzare uno degli strumenti più efficaci nella lotta alla mafia come le norme sui pentiti che la magistratura ha dimostrato di saper utilizzare con capacità di giudizio ed equilibrio. Se tutte queste previsioni dovessero essere approvate si rischia di proteggere i livelli criminali più pericolosi: i mafiosi dal colletto bianco che muovono centinaia di miliardi di euro ogni anno. Con queste norme si va verso l’impunità dei reati mafiosi”.

L’allarme di Veltroni era condiviso dal pm palermitano Antonio Ingroia, che in una pausa del processo in cui depone Massimo Ciancimino aveva parlato di “rischio di mettere la pietra tombale su tutti i processi di mafia, ogni malavitoso potrebbe chiedere la revisione”.

In campo anche l’Idv. “Sarà un caso che colui che propone una legge anti-pentiti è il vice di Nicolò Ghedini?”, secondo l’europarlamentare presidente dell’associazione nazionale Familiari vittime di mafia, Sonia Alfano.
“Questa proposta vuole ancora una volta proteggere il premier e i suoi sodali dalle indagini sulle stragi degli anni Novanta e sulla trattativa tra Cosa nostra e apparati deviati dello Stato”.

Dalla maggioranza, prima dell’intervento di Alfano, aveva risposto lo stesso senatore Valentino, autore della proposta di modifica del codice di procedura penale. “Dicono solo stupidaggini. Le mie sono solo norme in nome di un processo piu’ giusto.   “Se è vero - spiega - che le condanne devono essere inflitte oltre ogni ragionevole dubbio, è indispensabile che i criteri di valutazione della prova rispondano a principi di tassatività. L’interpretazione che da qualche tempo viene data all’articolo 192 del Codice di procedura penale che addirittura consente l’assemblaggio di segmenti di dichiarazioni a volte finalizzate ad obiettivi completamente diversi e considera tale assemblaggio elemento utile per una decisione, impone a mio avviso una riconsiderazione dell’articolo in questione il cui originario spirito appare radicalmente snaturato dall’uso che se ne fa ormai da qualche tempo”.

fonte:repubblica.it

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: 11:42 - Autore: infoCategoria: Varie

Nel corso di questa settimana, molto probabilmente già giovedì prossimo, dovrebbe essere discussa in Parlamento la bozza di quello che è ormai conosciuto come “decreto Romani”, dal nome del vice ministro dello sviluppo.

Già nei giorni scorsi si era sollevato un polverone relativamente ad alcune disposizioni contenute nella normativa.

Dopo le dichirazioni rese nei giorni scorsi, Corrado Calabrò - Presidente dell’AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni - è tornato sull’argomento offrendo il suo punto di vista sulla questione dei filtri eventualmente applicabili alla rete Internet. “Un filtro generalizzato su Internet da una parte è restrittivo, come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall’altra è inefficace perché è un filtro burocratico a priori”, ha dichiarato Calabrò ammettendo come il problema di regolamentare in qualche modo la Rete esista ma aggiungendo “non è un caso che nessun paese occidentale abbia adottato la soluzione Romani”.

Il Presidente dell’AGCOM spiega che è ovviamente necessario e dovuto prendere provvedimenti (”ex post”; così come è possibile fare oggi) nei confronti di un sito che delinqua ma “un filtro ex ante è non solo una cosa puramente burocratica, poiché non sappiamo se il sito delinquerà o no, ma non tiene neanche conto del fatto che i siti internet sono come la testa dell’Idra, ne chiude uno e se ne apre un altro”.
Calabrò preferisce invece guardare con interesse ai colloqui che si stanno ponendo in essere tra Unione Europea, Stati Uniti e Giappone con l’obiettivo di definire delle linee guida condivise.

Nel corso di una recente intervista rilasciata ad un programma Rai, l’On. Romani ha però parlato di un’ulteriore misura che sarebbe allo studio: si tratta di una sorta di “parental control” che provvederà ad inviare un SMS ai genitori nel caso in cui i figli dovessero trovarsi a visitare su siti web pericolosi o di dubbio gusto.
Com’era prevedibile non sono mancate le reazioni: sono in molti a chiedere, in primis, chi definirà un sito come “pericoloso” e se sia auspicabile che lo Stato debba sostituirsi al ruolo svolto dai genitori.

Sempre a riguardo del “decreto Romani”, Assoprovider ha rivolto alcune domande al Governo parlando della presenza, nella bozza della normativa, di “ambiguità” che lascerebbero ampio spazio interpretativo. L’On. Cassinelli nel frattempo ha voluto gettare acqua sul fuoco a proposito del contenuto dell’art.4 del decreto osservando come, secondo la sua opinione, la norma non toccherà realtà amatoriali né le piattaforme basate su contenuti prodotti dagli utenti (UGC) quali YouTube.
La bagarre è appena iniziata.
fonte:ilsole24ore.com

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: 11:39 - Autore: infoCategoria: Varie

Il voto finale nel pomeriggio. Per Casini la proposta di legge consente di difendere il “senso dello Stato che viene prima di tutto, senz’altro prima degli interessi personali”. Ieri il centrosinistra non è mai ricorso al voto segreto

Pd e Idv scatenano in Aula alla Camera l’annunciata battaglia sul legittimo impedimento. Tuttavia, il centrosinistra non ricorre mai al voto segreto: tutte le votazioni, quasi cinquanta, che nella giornata si sono susseguite sugli emendamenti al testo per diverse ore sono state palesi. E quindi senza sorprese. L’ opposizione non ha mai richiesto lo scrutinio segreto, che avrebbe potuto in qualche modo rappresentare un’insidia per il centrodestra; e dunque, la maggioranza non ha avuto difficoltà ad andare avanti. Anzi, al netto del sostegno dell’Udc (che sul legittimo impedimento ha votato in pochissime occasioni con il resto dell’opposizione), a Montecitorio il governo poteva contare su una presenza dei propri deputati massiccia (e plasticamente visibile anche nel ‘tutto esaurito’ di ministri e sottosegretari ai banchi del governo): come non accadeva la scorsa settimana, quando il governo venne battuto in Aula su una votazione.

CENTROSINISTRA. Attacca a testa bassa il provvedimento, che bolla come ‘ad personam’ ed incostituzionale. “Non nel nostro nome”, apre il fuoco il vicesegretario del Pd Enrico Letta, mentre in Transatlantico Antonio Di Pietro considera che “solo in un regime fascista e piduista si può accettare che i ministri o il Capo del governo non debbano andare dal giudice se hanno commesso dei reati. In un Paese normale sarebbe più giusto dare la precedenza e non l’impedimento”. E Piero Fassino denuncia che con il legittimo impedimento “il governo reintroduce con una legge ordinaria il lodo Alfano chiamandolo in un altro modo, sapendo che è incostituzionale”. Durissimo Massimo D’Alema: “Questa leggina non aiuta un confronto serio, è un trucco per aggirare il problema”, dice il presidente del Copasir, secondo cui questo testo sarà inefficace rispetto allo scopo di far evitare che Berlusconi sia processato. “Quando discutevamo del lodo Alfano - ragiona mentre qualcuno gli urla ‘comunista’ - avevo detto come le cose sarebbero andate. Oggi è una facile profezia dire che tra 18 mesi saremo di nuovo qui, visto che questa leggina non risolve nulla. Tra 18 mesi Berlusconi sarà chiamato nuovamente in tribunale a rispondere di corruzione. A meno che noi non approveremo un’altra leggina o un altro imbroglio per aiutarlo”.

UDC. Fuori dal coro rispetto al resto dell’opposizione è l’Udc, “madre” del provvedimento alla Camera. “E’ chiaro che anche per noi questo provvedimento è il male minore e ci assumiamo tutta la responsabilità per la nostra scelta di voler risolvere la questione” dei problemi tra politica e magistratura sostenendo il testo sul legittimo impedimento, sostiene Pier Ferdinando Casini fronteggiando le critiche che arrivano soprattutto dall’Idv. E Casini ribadisce che la proposta di legge sul legittimo impedimento consente di difendere il “senso dello Stato che viene prima di tutto, senz’altro prima degli interessi personali”. A patto, è il suo ‘caveat’, che esso si riferisca al solo presidente del Consiglio.

IDV. I dipietristi tentano di far perdere tempo con interventi a raffica da un minuto a titolo personale, ed in aula i deputati ammazzano la noia in agguato navigando su internet con i pc portatili o leggendo il giornale e prendendo d’assalto la buvette nella pausa di venti minuti concessa dal presidente Fini. Uno sforzo inutile, quello dell’Idv: i capigruppo hanno infatti stabilito (con la ‘tagliolà della diretta tv) che il voto finale sarà oggi pomeriggio.

fonte.ilsole24ore.com

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