ANTI Berlusconi » 2010 » Marzo

Archivio del mese di Marzo, 2010

23 Marzo, 2010: 21:56 - Autore: infoCategoria: Varie

ghanasilvioberlusconi.jpgIl primo (forse) è stato Oceano Elkann. Di recente è toccato a Natan Falco Briatore. Adesso sul podio dei nomi più strani sale di diritto “Silvio Berlusconi”. Un operaio ghanese ha infatti chiamato così il suo terzogenito, per rendere omaggio “a un grande capo politico, di cui mi piace tutto e a cui devo il mio permesso di soggiorno”. La scelta di  Anthony Bohaene, 36  anni metalmeccanico è finita dritta sulle pagine del “Resto del Carlino”


Il ghanese è in Italia dal 2002, e dopo due anni vissuti a Palermo si è stabilito a Modena con i due figli più grandi: Nanama, 16 anni, e Isaac, 8. Da un mese lo ha raggiunto anche il più piccolo, di cinque anni. Quando è stato il momento di registrarlo all’anagrafe, Bohaene non ha avuto esitazioni e lo ha chiamato ‘Silvio Berlusconi’. Senza, pare, che nessuna osservazione gli sia stata fatta dall’ufficiale comunale.

‘’Il premier mi piace come persona, come si muove - ha ribadito l’immigrato - anche se di politica non mi intendo molto'’. Bohaene afferma invece di non conoscere Bersani. ‘’Per il mio Silvio Berlusconi sogno un futuro da presidente. Del Ghana o dell’Italia. Voglio che studi politica, che sia una persona preparata'’.

fonte:mediaset.it

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15 Marzo, 2010: 12:11 - Autore: infoCategoria: Varie

Per i prossimi dieci giorni Trani diventerà l’ombelico del mondo. Un po’ come lo è stata Potenza quando il pm Henry John Woodcock indagava, intercettava, arrestava mezzo mondo (da Vittorio Emanuele di Savoia a Fabrizio Corona), salvo poi spogliarsi della competenza e trasmettere gli atti alle altre procure.

Dieci giorni. A partire da oggi, quando sulla scrivania del procuratore Carlo Maria Capristo arriverà il fax spedito da Roma dall’avvocato Marcello Melandri, difensore del commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, con il quale - «ex articolo 54 quater del Codice di procedura penale» - si chiederà il trasferimento dell’inchiesta alla Procura di Roma, per competenza territoriale. E la Procura di Trani avrà appunto dieci giorni per decidere, dovendo entro questa data motivare l’eventuale rigetto.

E, dunque, in questi periodo la Procura dovrà riempire il «fascicolo» - che vede, per il momento, indagati per concussione il premier, Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini e il commissario Agcom Giancarlo Innocenzi - di riscontri e testimonianze. Perché dentro il fascicolo, per il momento, ci sarebbero soltanto le intercettazioni dello scandalo.

Si può ipotizzare, quindi, che da oggi partiranno attività d’indagine finalizzate alla raccolta di documentazione, come l’acquisizione di atti presso l’Agcom o la stessa Rai. Michele Santoro, che sarà sentito domani, ha già annunciato che porterà con sé documentazione che intende depositare.

E nei prossimi giorni potrebbero essere sentiti come persone informate dei fatti anche il conduttore di “Ballarò″ Giovanni Floris, di “Parla con me”, Serena Dandini, e lo stesso direttore generale della Rai, Mauro Masi.

L’avvocato Melandri solleva una questione di metodo e di merito: «Qualunque cosa abbiano in mano è illegittima. Penso alle intercettazioni telefoniche, per esempio. Ho letto che risalirebbero ad ottobre ma il mio assistito Innocenzi è stato sentito a dicembre come persona informata dei fatti per una vicenda diversa (la questione American Express, ndr). Certo poi, alla fine della sua deposizione, gli sono state fatte delle domande che, alla luce della fuga di notizie di questi giorni, hanno a che fare con quest’altra inchiesta. E, dunque, quando è stato indagato Innocenzi? Dopo la sua deposizione di dicembre. E quelle intercettazioni di ottobre?».

A Giancarlo Innocenzi, il pm Michele Ruggiero avrebbe chiesto se nella sua attività di commissario Agcom avesse mai subito delle pressioni. Innocenzi avrebbe negato. «Un conto è dire che le trasmissioni vanno soppresse - sostiene l’avvocato Meandri - un altro, che quei programmi devono rispettare le regole».

La competenza territoriale, il reato contestato, l’inchiesta. Come si sa, il pm Michele Ruggiero stava indagando su presunti tassi usurai applicati dall’American Express sui rimborsi rateali delle spese effettuate con le revolving card. La denuncia fu presentata due anni fa alla Procura di Trani. Nell’ambito di questa inchiesta sono entrati in scena Berlusconi, Innocenzi e Minzolini. Ma i reati contestati dove sono stati consumati? A Trani? A Roma?

Solo come ragionamento teorico, perché l’inchiesta rimanga a Trani il reato da contestare deve essere un reato prevalente, più grave della concussione ipotizzata nei confronti di Berlusconi, Innocenzi e Minzolini. E francamente, non conoscendo gli atti, è un esercizio impossibile. In ogni caso, è evidente che il presidente del Consiglio avrebbe commesso il reato nella sua funzione di governo e dunque gli atti dovrebbero in ogni caso finire al Tribunale dei Ministri, a Roma. E l’arrivo degli ispettori del ministro di Giustizia Angelino Alfano rischia di essere soltanto una pressione perché il fascicolo parta subito per altri lidi.
fonte:lastampa.it

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5 Marzo, 2010: 12:02 - Autore: infoCategoria: Varie

Fallisce l’assalto a Napolitano. Il Cavaliere si precipita a incontrarlo, accompagnato da un manipolo di ministri, non appena il Capo dello Stato rientra al Quirinale da Bruxelles, stanco del viaggio. Berlusconi vorrebbe dal Presidente il disco verde a un decreto, anche solo ministeriale, per rinviare la data delle elezioni nel Lazio e in Lombardia. L’opposizione alzerebbe le barricate ma pazienza: il premier vuole che si voti per esempio l’11 aprile, in modo da riammettere le liste bocciate…

Napolitano scuote la testa, spiega che assolutamente non può consentirlo. Devono ancora pronunciarsi i Tar, eventualmente il Consiglio di Stato, scavalcarli con un atto d’imperio sarebbe una forzatura intollerabile, oltre la Costituzione. Dal Pdl filtra che il Presidente non ha chiuso completamente la porta, vuole rifletterci su. In realtà è semaforo rosso. Prova ne sia che il Consiglio dei ministri, in preallerta dal pomeriggio per ratificare al volo l’eventuale decreto di rinvio delle urne, slitta a stasera.

Ancora non è finita perché nel governo si sta studiando un altro decreto, questa volta (pare) interpretativo. Darebbe istruzioni ai giudici su come ammettere o non ammettere le liste, in modo da ripescare i bocciati. Berlusconi tornerà alla carica col Presidente. Se di nuovo farà fiasco, potrà solo attendere l’esito dei ricorsi. Un po’ lo confortano le ultime da Roma, col «listino» Polverini riammesso in serata dalla Corte d’Appello e la mamma della candidata in lacrime per la gioia. In fondo mancava una semplice firma, è stata aggiunta e adesso okay (però intanto nei sondaggi di Euromedia la Bonino è balzata in testa, pesa l’esclusione della lista Pdl che farebbe da «traino», di riammetterla ci sono poche speranze). A Milano Formigoni è sicuro di rientrare in corsa, giura che decreto o no il Tar finirà per dargli ragione, si dichiara vittima di «macchinazioni» da parte dei giudici milanesi, promette denunce penali che nel frattempo i Radicali hanno già presentato, però nei suoi confronti (firme false a sostegno del Governatore, è l’ipotesi su cui già marcia la procura ambrosiana). Se andasse come Formigoni scommette, e lui venisse restituito ai suoi elettori, in breve tempo la vicenda sarebbe chiusa poiché il Tribunale amministrativo della Lombardia è pronto a riunirsi in seduta straordinaria, anche subito. Ragione di più, è stato certo un argomento di Napolitano col premier, per attendere serenamente il verdetto.

Il Cavaliere evita (per ora) gesti estremi come andare in piazza Farnese, al presidio della Polverini, e agitare le folle. Disertate dal premier anche altre riunioni incendiarie, tipo assemblee dei parlamentari laziali con lui e Fini. Pure il presidente della Camera sarebbe stato favorevole a una leggina per rinviare il voto, ma con l’accordo di tutti: in pratica la «soluzione politica» invocata da Bossi. Il quale molto si è battuto per cercare una mediazione col Pd, contatti ve ne sono stati, risultato un pugno di mosche. Col trascorrere delle ore Bersani si è irrigidito sempre più, denunciando come «inaccettabile» qualsiasi iniziativa del governo, negando con forza la chiacchiera di «accordi taciti», cioè sottobanco. Già all’ora di pranzo la «soluzione politica» era scomparsa dai radar. Ufficio di presidenza del Pdl per prenderne atto e cambiare obiettivo. Quattro ipotesi di decreto legge messe a punto dagli «azzeccagarbugli» berlusconiani, altrettante varianti sul tema rinvio, più una quinta, quella vera: decreto ministeriale per votare l’11 aprile, in pratica una circolare di Maroni senza nemmeno la controfirma di Napolitano. Tesi pericolosa perché fisserebbe il principio secondo cui un governo, quando rischia di perdere le elezioni, le rinvia come gli pare. Insorge l’opposizione, l’Udc e Di Pietro per una volta usano la stessa parola: «golpe». Ci pensa l’uomo del Colle a calare il sipario.
fonte:lastampa.it

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