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Archivio del giorno 4 Marzo, 2010

4 Marzo, 2010: 21:36 - Autore: infoCategoria: Varie

La Corte premia l’ottimismo del Pdl
e riammette il listino della candidata
ROMA
Un’attesa che sembrava non finire mai e alla fine l’ottimismo di Renata Polverini è stata premiato. I giudici della Corte d’appello hanno rimesso in corsa la candidata dal centrodestra, per la presidenza della Regione Lazio dando l’ok al “listino”. La decisione dei togati romani, ai quali il Pdl si era rivolto presentando un secondo ricorso contro la non accettazione del Listino regionale è arrivata in serata. Un primo ostacolo è dunque superato. Nel frattempo su altri tavoli - quelli del governo e delle segreterie nazionali dei partiti di maggioranza e di opposizione - si sta giocando una partita ben più importante che è quella della soluzione politico-legislativa per la riammissione alla competizione elettorale della lista dei candidati Pdl della provincia di Roma. In gioco c’è anche la eventuale riammissione della lista del candidato del centrodestra della Lombardia Roberto Formigoni. E mentre i giudici si confrontano, la politica si scontra. In molti si richiamano all’autorità dell’inquilino del Quirinale che, è stato annunciato, verrà consultato dopo un consiglio dei ministri convocato in serata.

Intanto qualche novità nel Lazio c’è: per esempio la lista ’Popolo della Vita-Voce dei Consumatorì sarà presente regolarmente nella competizione elettorale regionale del Lazio sostenendo la candida del Pdl alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, perchè è stato accolto il ricorso presentato nei giorni scorsi presso gli organi competenti. E, ancora, uno degli esponenti del Pdl ed ex consigliere regionale, ha depositato questa mattina un ricorso al Tar del Lazio contro la decisione di ieri della Corte d’appello di Roma che escluso la lista dei consiglieri del Pdl per la circoscrizione di Roma per le elezioni regionali. Altri ricorsi potrebbero seguire. E mentre gli esperti, soprattutto quelli dell’Ufficio elettorale del Viminale studiano possibili soluzioni, la candidata esclusa non si perde d’animo. «Voglio lanciare un nuovo appello - ha detto tra l’altro a piazza Farnese durante la maratona oratoria - perchè la politica con un gesto di serietà e responsabilità voglia condividere un percorso che conduca tutti i cittadini del Lazio e della Lombardia ad andare alle urne il 28 e il 29 marzo». E sulla sorte del listino dice «sono ottimista».

Mentre la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, propone: «Ripartiamo da zero, il problema non è mettere una pecetta su questo o su quel potente o prepotente». E, ancora «queste elezioni hanno visto nei mesi scorsi la violazione totale e l’illegalità di tutte le istituzioni coinvolte, Comuni, autenticatori, Rai e quant’altro, siamo davanti a una illegalità patente e dimostrata a cui si cerca di rimediare con una illegalità ancora più macroscopica che ci deve trovare pronti a dire no». Con l’auspicio che «prevalga ora il senso delle istituzioni ma legato alla legalità e non all’opportunismo e alla convenienza dell’ultimo minuto».
fonte:lastampa.it

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: 12:58 - Autore: infoCategoria: Varie

PALERMO - Anche il generale Mario Mori, ex vicecomandante dei reparti speciali dei carabinieri, nonché ex direttore del servizio segreto civile, ed il suo braccio destro Giuseppe De Donno, sono sotto inchiesta - insieme ai boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e ad Antonino Cinà - per la cosiddetta trattativa tra Cosa nostra e lo Stato.

La notizia viene riportata oggi da alcuni quotidiani. I nomi dei due ufficiali sono iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Palermo, in relazione all’articolo 338 del codice di procedura penale: “violenza o minaccia a un corpo politico amministrativo o giudiziario”. L’indagine nei confronti di Riina, Provenzano e Cinà era già nota. I capimafia avrebbero promesso, in cambio di alcuni favori (come ad esempio la revisione del maxi-processo o la modifica delle leggi sui pentiti) di fermare la strategia stragista.

L’iscrizione di Mori e De Donno nel registro degli indagati é collegata alle dichiarazioni dell’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli e dell’ex direttore generale degli affari penali, Liliana Ferraro. Quest’ultima raccontò all’allora Guardasigilli che nel giugno del ‘92, tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, sarebbe stata avvicinata dal capitano De Donno che l’aveva informata di avvere avviato contatti con l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino.

Una circostanza smentita dallo stesso De Donno. Il generale Mori per la terza volta si trova coinvolto in un processo di mafia a Palermo: dopo le accuse per la mancata perquisizione del covo dove si nascondeva Totò Riina (che lo ha visto assolto assieme al capitano ‘Ultimo’) è imputato in un altro processo, in cui ha deposto ieri, con l’accusa di avere ‘coperto’ insieme al colonnello Mauro Obinu la latitanza del boss Bernardo Provenzano.
fonte:ansa.it

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: 12:57 - Autore: infoCategoria: Varie, Ad Personam

ROMA - Preoccupato, incredulo, allibito. I ministri si sbizzarriscono nel definire l’umore del “Presidente”, nel momento in cui a metà giornata, appena finito il consiglio dei ministri, plana su Palazzo Chigi la notizia dell’esclusione anche della lista di sostegno a Roberto Formigoni, in Lombardia. Di complotti, di attacco alla democrazia, per adesso il premier Berlusconi preferisce non parlare: ci sono i ricorsi amministrativi in ballo, troppo delicato il momento per lasciarsi andare a nuovi j’accuse contro i magistrati e i responsabili delle corti d’appello.

Certo, ora che una regione che il Pdl riteneva già in cassaforte come il Lazio finisce in bilico, complica tutto. I nervi sono a fior di pelle. L’atmosfera in consiglio dei ministri è tesissima, racconta chi vi ha preso parte. Anche per questo, per non dare la stura alle recriminazioni reciproche, del caso Polverini non si parla nel plenum di Palazzo Chigi. Un Berlusconi accigliato si chiude subito dopo in disparte per affrontare l’affaire con il sindaco di Roma Alemanno, col ministro dell’Interno Maroni, alla Difesa La Russa, alle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, col sottosegretario Gianni Letta. “Fatemi capire come stanno le cose” chiede in prima istanza il premier. Lo stato maggiore degli ex An spiega, racconta. “Ma se le cose stanno così come mi dite, allora ci sono ancora margini per spuntarla coi ricorsi” avrebbe commentato quindi Berlusconi.

Ma nulla è scontato. Ecco allora farsi strada nel caminetto ristretto l’idea del decreto o della “leggina” ad hoc. Idea appena abbozzata e per ora congelata, il premier non è per niente convinto. Anche perché una norma per sanare quel pasticcio romano, data la delicatezza della materia elettorale e l’imminenza del voto, richiederebbe un’intesa preventiva col Pd e il resto dell’opposizione. “Si tratterebbe di un accordo tra gentiluomini per giocare alla pari nel Lazio” spiega il primo sponsor di questa soluzione, il ministro Gianfranco Rotondi. Berlusconi vede una prospettiva del genere come “ultima spiaggia”, qualora anche i ricorsi all’Ufficio elettorale centrale e poi al Tar dovessero fallire. L’incarico di sondare le disponibilità dell’opposizione verrebbe affidato in quel caso al ministro dell’Interno Maroni. Con chance di riuscita già pressoché nulle. Come spiegano nell’entourage del segretario Pd, Bersani stroncherebbe sul nascere una richiesta del genere: “Non siamo d’accordo”. Come pure sembra preclusa, agli occhi del Cavaliere, la via di un decreto per rinviare il voto nel solo Lazio. Sull’una come sull’altra soluzione graverebbero le perplessità, se non la netta avversione, del Quirinale. Il “non decido io”, pronunciato ieri dal presidente Napolitano, è stato accolto come una doccia gelata a Palazzo Chigi.

Sullo sfondo, il caso liste moltiplica gli effetti dello scontro tra berlusconiani e finiani, dentro il Pdl. L’ultimo spettro è alimentato dall’eventualità di un successo della Polverini nonostante l’esclusione della lista di partito. “Ci auguriamo venga accolto il ricorso, ma se così non fosse e lei vincesse, potremmo sentirci dire che la vittoria è merito dell’area finiana e dell’Udc e non sarebbe gradevole” racconta l’ex forzista Osvaldo Napoli dando voce agli ultimi boatos di Via dell’Umiltà. Anche perché una vittoria con handicap (senza la lista Pdl) finirebbe col rafforzare l’asse Casini-Fini, vissuto da Berlusconi sempre più come un bastone tra le ruote del suo governo. L’ultima prova del “complotto” in atto, per la cerchia ristretta del premier, è stato il pranzo di giovedì scorso tra il presidente della Camera, il leader Udc e Beppe Pisanu, anche lui sempre più critico sulla gestione del partito. L’attacco sferrato dal coordinatore Sandro Bondi e pubblicato ieri dal “Giornale” rende bene l’idea di cosa pensi il presidente del Consiglio dei tre: poco più che degli ingrati. “Solo grazie allo scudo Berlusconi - scrive il ministro - esponenti della Dc come Casini e Pisanu possono continuare a svolgere un ruolo di primo piano e un leader come Fini ha potuto traghettare un partito dal post-fascismo verso la piena legittimità democratica”.
fonte:repubblica.it

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