ANTI Berlusconi » 2010 » Luglio

Archivio del giorno 16 Luglio, 2010

16 Luglio, 2010: 16:14 - Autore: infoCategoria: Varie

CASALE. E nell’inchiesta sulla “nuova P2”, meglio ribattezzata “P3”, tra le conversazioni intercettate della presunta cricca guidata da Flavio Carboni, spunta anche un certo “Cesare”, che sarebbe il nome in codice del premier Silvio Berlusconi.
Nessun dubbio per gli inquirenti: la persone di cui parlano Carboni, il tributarista Pasquale Lombardi e l’imprenditore campano Arcangelo Martino, è il presidente del Consiglio, il quale, dunque, sarebbe stato a conoscenza degli affari e delle manovre occulte dell’organizzazione: come i tentativi di condizionare la Corte Costituzionale sul lodo Alfano e il complotto contro il governatore campano Stefano Caldoro.

Lo pseudonimo di “Cesare” viene utilizzato prima e dopo il pranzo del 23 settembre 2009, quando, a casa del coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, quest’ultimo, Carboni e soci, il senatore Marcello Dell’Utri e il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, avrebbero studiato un piano per condizionare la Consulta sul provvedimento, poi bocciato, che avrebbe garantito immunità alle più alte cariche dello Stato. “Amma vedè Cesare”, dice Lombardi a Caliendo, e parlando della Consulta sottolinea: “Bisogna vedere quanti sono i nostri e quanti sono i loro, per cui se potimm’ correre ai ripari”. Lombardi poi invita Caliendo a vedersi “ogni giorno, ogni settimana” per “capire dove sta ‘o ‘bbuono e dove ‘o malamente”.

Sempre al telefono, Dell’Utri ritiene che è stato “un ottimo incontro”, chiedendo a Lombardi di tenerlo informato e affermano che “l’uomo” era “soddisfatto”. Questo “uomo”, secondo gli inquirenti, potrebbe essere “Cesare”, al secolo Berlusconi.
In un’altra telefonata c’è Flavio Carboni che parla con Martino del complotto per screditare la candidatura di Stefano Caldoro alla presidenza della Regione Campania (tentativo che sarebbe stato compiuto per favorire la candidatura di Nicola Cosentino, anch’egli coinvolto nell’inchiesta e dimessosi da sottosegretario all’Economia, ndr). Riferendosi al falso dossier su Caldoro (che doveva provocare uno scandalo simile a quello di Marrazzo), Carboni dice che “è arrivato nelle stanze di Cesare”. A testimonianza del fatto che Cosentino, sempre secondo gli inquirenti, fosse a conoscenza del complotto, c’è una telefonata tra lui e Lombardi. Quest’ultimo dice di aver “mostrato i denti” durante un incontro avuto con Dell’Utri e Verdini e che la prossima settimana avrebbe incontrato “Cesare” per proporgli un “baratto”: il via libera della Corte Costuzionale al Lodo Alfano (grazie alle pressioni esercitate dalla cricca) in cambio della candidatura del politico di Casal di Principe alla carica di governatore campano. “Lui (Cesare, ndr) - dice Lombardi a Cosentino - è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6 e allora giustamente chell’ che diceva Arcangelo lui ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non adda scassà ‘o cazz’. Te pare?”.

A smentire tutta la ricostruzione dei carabinieri è l’avvocato del premier, Niccolò Ghedini: “E’ un’interpretazione inveritiera e ridicola. Nessun contatto, diretto o indiretto, vi è stato per queste vicende tra Berlusconi e i soggetti indicati”.
fonte:pupia.tv

Nessun Commento Inserisci un Commento

: 16:12 - Autore: infoCategoria: Varie

Lombardi preme per nominare
Marra a Milano. Poi la telefonata:
“Alfò ho concluso… per te”
FULVIO MILONE
ROMA
I carabinieri la raccontano così: il gruppo della «P3» interveniva «su importanti personalità con diritto di voto nell’ambito del Consiglio Superiore della Magistratura» per «fare ottenere ai magistrati considerati “vicini” il conferimento di incarichi direttivi nonché l’assegnazione di sedi e funzioni dagli stessi graditi e auspicati». In altri termini, Flavio Carboni e soci avevano messo su una piccola «holding della raccomandazione», segnalazioni spesso richieste «dagli stessi magistrati interessati a ottenere incarichi o trasferimenti». Già, ma a quale scopo si muoveva il «gruppo di pressione»? La risposta, ancora una volta, la danno gli investigatori: piazzare l’uomo giusto al posto giusto significava acquisire «uno straordinario strumento dal quale attingere volta per volta informazioni sui procedimenti giudiziari di vario tipo, oppure ottenere iniziative favorevoli per gli appartenenti all’organizzazione o per i soggetti da questi protetti».

I carabinieri hanno tratto questa conclusione dopo mesi di intercettazioni telefoniche. In un’informativa alla magistratura riportano il testo di una lunga conversazione avvenuta il 21 ottobre 2009 fra Celestina Tinelli, componente laico del Csm, e Pasquale Lombardi, finito in carcere. C’è una scherzosa confidenza fra i due interlocutori. «Carissimo Pasqualino!», esordisce lei. «Buongiorno Eccellenza! Stiamo bene?», risponde Lombardi. Come spiegano gli investigatori, la Tinelli «riferisce di avere un incontro» con due sottosegretari alla giustizia, Giacomo Caliendo e Maria Elisabetta Alberti Casellati, e con un altro componente del Csm, Luisa Napolitano. Tinelli: «Ahh… Questa mattina con Caliendo». Lombardi: «Con Caliendo stasera?». Tinelli: «Caliendo… La Casellati… La Luisa Napolitano».

Nella seconda parte della conversazione, gli interlocutori entrano nel vivo della questione, con Lombardi che, come spiegano ancora i carabinieri, «chiede informazioni in merito alle candidature di Paolo Albano per la nomina di Procuratore capo a Isernia e Gianfranco Izzo per l’incarico di capo della procura di Nocera Inferiore», ma soprattutto per la tanto sospirata nomina di «Alfonso Marra alla presidenza della Corte d’Appello di Milano». E Celestina Tinelli cosa risponde? «Lascia chiaramente intendere al Lombardi che il suo intervento avrebbe potuto avere maggiore successo qualora si fosse rivolto all’allora presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone». Sì, perché la Tinelli a un certo punto è esplicita: «Non ti garantisco niente», dice al suo interlocutore». E poi «Altri problemi, problemi ancora».

I problemi, anzi «il» problema, è rappresentato dal consigliere del Csm Giuseppe Maria Berruti che «si è messo di traverso… e la Vacca (Letizia Vacca, anche lei al Csm, ndr) lo segue». Commenta a un certo punto la Tinelli: «Sto cominciando a essere legata mani e piedi». E poi: «È un casino Pasqualino, guarda… Non so come se ne può uscire». A Lombardi non resta che tentare il tutto per tutto, e cala il suo asso: «Ho capito - dice -. È opportuno che ne parli con il Presidente della Cassazione, con Carbone secondo te? Anche per Marra!». E la Tinelli risponde: «Sì, assolutamente». Ma la storia delle pressioni, o quanto meno dei tentativi di pressione da parte del gruppo di Carboni e soci, non finisce qui. In un’altra telefonata Lombardi parla con Alfonso Marra, aspirante al vertice della Corte d’Appello di Milano, di una conversazione che ha avuto con «il capo della Cassazione»: Carbone, appunto. «Mi pare che ho concluso.. per te», dice Lombardi.
fonte:lastampa.it

Nessun Commento Inserisci un Commento

: 16:11 - Autore: infoCategoria: Varie

BRUXELLES - «Abbiamo una certezza: che il sistema-giustizia ha dentro di sé tutti gli anticorpi per reagire». È la convinzione espressa a Bruxelles dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a proposito del coinvolgimento di magistrati nell’inchiesta P3. «Non si può fare di tutta un’erba un fascio e non si può dare la caccia alle streghe. Ciascuno faccia il proprio dovere, sia dal punto di vista inquirente che da quello dei diritti di chi è chiamato a difendersi» ha aggiunto il Guardasigilli.

GHEDINI: «IL PREMIER NON SAPEVA NIENTE» - Sull’inchiesta e sulle indiscrezioni emerse dai verbali negli ultimi giorni è intervenuto anche il deputato Pdl e avvocato del premier, Niccolò Ghedini. «L’interpretazione data negli atti di indagine che “Cesare” sarebbe riferibile alla persona del presidente Berlusconi oltre che inveritiera è ridicola» ha spiegato il legale. «In relazione agli articoli apparsi in questi ultimi giorni su alcuni quotidiani, tendenti a far ritenere che vi fosse una consapevolezza da parte del presidente Berlusconi di attività antigiuridiche di terzi, si deve ribadire - ha aggiunto - come tali prospettazioni siano del tutto inveritiere e contraddette dagli stessi atti processuali». «Ancora una volta, con la parziale pubblicazione di atti di indagine, in palese violazione di legge, si tenta di gettare discredito nei confronti del presidente Berlusconi» ha concluso Ghedini, annunciando che «saranno esperite tutte le azioni giudiziarie del caso».

BERLUSCONI: «VOGLIONO DELEGITTIMARCI» - In mattinata, lo stesso Silvio Berlusconi aveva invitato gli esponenti dell’esecutivo, riuniti in Consiglio dei ministri, ad «andare avanti», «nonostante i tentativi di delegittimazione» in corso, secondo quanto riferiscono fonti ministeriali. «Non date retta ai giochi di palazzo. Non c’è da essere preoccupati, occorre continuare a lavorare con tranquillità. Dobbiamo concentrarci sulle cose concrete, parliamo dei fatti e dei risultati che abbiamo raggiunto», avrebbe suggerito il presidente del Consiglio. Il Cavaliere, riportano le stesse fonti, ha fatto un accenno alle ultime inchieste giudiziarie quando ha spiegato che si tratta solo di «chiacchiere che non ci scalfiscono. C’è un disegno per delegittimarci. Noi andiamo avanti per la nostra strada». Il presidente del Consiglio ha annunciato poi di volersi concentrare sul partito, rinunciando anche alle vacanze, e ha invitato i ministri a non prestare il fianco a polemiche sterili, soprattutto con i finiani. Berlusconi dopo il Consiglio dei ministri ha poi avuto un incontro con Umberto Bossi sul federalismo.

FORMIGONI - Sulle inchieste che ruotano attorno all’eolico in Sardegna e alla cosiddetta P3 è toprnato a dire la sua anche Roberto Formigoni, chiamato in causa da una informativa dei carabinieri, secondo la quale sarebbe il «mandante» delle pressioni del gruppo per la riammissione della sua lista alle ultime elezioni regionali. «Ovviamente non ho dato un mandato a nessuno» ha detto il governatore della Lombardia. «Non c’è nessun coinvolgimento né presunto né reale» ha aggiunto Formigoni, rispondendo ai giornalisti e dicendo che quelle uscite finora sono «tutte notizie false e infondate».

fonte:corriere.it

Nessun Commento Inserisci un Commento


 

Copyright STENI - AV