Titolo: Sulle tensioni del Pdl Berlusconi minimizza e sciorina ancora battute su Rosy Bindi
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Venti minuti a braccio per derubricare a «piccole incomprensioni» le difficoltà che investono la sua maggioranza. E per definire alcune studentesse «belle ragazze laureate con il massimo dei voti che non assomigliano certo a Rosy Bindi». Ma l’intervento di oggi del premier Silvio Berlusconi all’università e-campus di Novedrate non è piaciuto alla presidente del Pd, già vittima in passato dell’ironia del Cavaliere. «Mi limito con tristezza a prendere atto - replica la Bindi - che tra i tanti segnali della fine dell’impero c’è anche questa ormai logora ripetitività delle sue volgarità».
Il Cavaliere però appare in gran forma in vista della consegna del premio assegnatogli dalla Provincia di Milano, da ritirare nel corso di una cerimonia sulle guglie del Duomo. Un riconoscimento che continua ad alimentare polemiche tra maggioranza e opposizione, con Pd e Idv che contestano le motivazioni del premio, diffuse ieri dallo staff del presidente della provincia, Guido Potestà, coordinatore lombardo del Pdl.
Nel Pdl, però, il clima resta tesissimo e oggi è andato in scena un nuovo scontro dopo l’editoriale di Vittorio Feltri. «Fini esce dal Pdl? Sarebbe ora», titolava stamane il Giornale che si è scagliato contro il manifesto degli ex An all’indirizzo di Berlusconi: sei pagine del Secolo d’Italia, attacca Feltri, «per dire che il partito è morto». Se i «pezzi da novanta» degli ex An mobilitati dal Secolo - osserva Feltri - sostengono che «bisognerebbe tornare alle tessere per spartirsi poltrone e sottopoteri, si accomodino. Il dato che comunque emerge dal dibattito - spiega - è il seguente: o Berlusconi smette di fare Berlusconi, e si adatta alle logiche dei partiti classici, ottocenteschi, oppure sarà scissione. Tertium non datur».
Pronta la replica dei finiani affidata alla fondazione Farefuturo. «Vittorio Feltri si chiede e chiede ai finiani: ma è possibile che siete stati così ingenui da pensare che qualcosa poteva cambiare, che il Pdl potesse essere diverso da Forza Italia? - scrive il direttore di Ffwebmagazine Filippo Rossi - Ribaltiamo la domanda: ma se Silvio Berlusconi voleva davvero un movimento a sua immagine e somiglianza, se voleva un comitato elettorale e non un partito con tutte quelle fastidiosissime regole democratiche, perché mai ha deciso di sciogliere Forza Italia e costruire qualcosa di più grande, di più complesso? Perché non si è accontentato del suo decorosissimo 23,7 per cento? Perché ha sentito l’esigenza politica di fondare un nuovo partito? E perché, soprattutto, di farlo con qualcun altro?».
Da qui la conclusione della fondazione che fa capo a Gianfranco Fini. «Feltri a questo punto sembra l’unico interlocutore di provata fede berlusconiana con un’idea di partito, con una strategia politica; l`unico che ha il coraggio di dire la verità su un partito, il Pdl, nato per essere - parole testuali del direttore del Giornale - “il contorno di Silvio Berlusconi”; l’unico che ha il coraggio intellettuale di descrivere il partito come accessorio ininfluente, come struttura utile solo a portare in giro il grande leader senza discutere, senza criticare, senza parlare».
fonte:ilsole24ore.com






