Titolo: Mancino: «Sì a immunità, ma non diventi impunità: serve maggioranza al 65%»
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Di Pietro: «Si approvi il lodo, poi sfido Alfano al referendum
Mancino in buona fede, ma dissento perché ho esperienza»
ROMA (8 febbraio) - Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, apre alla possibilità di modificare l’immunità per i parlamentari, ma solo se «la proposta viene dal Parlamento e non dal governo» per non «irrigidire il confronto» e se si prevede «una maggioranza qualificata, oscillante tra il 60 e il 65 per cento, per respingere le richieste di autorizzazione dei magistrati», che vanno messi in condizione comunque di «portare avanti le indagini». Mancino è favorevole a un «ritocco dell’articolo 68» sull’immunità parlamentare solo se «non torniamo all’impunità acritica».
Per Mancino, che nel ‘93 firmò la proposta di abolire l’autorizzazione a procedere, allora «la modifica era diventata inevitabile sotto l’incalzare di Tangentopoli» anche perché «ormai era costante una sorta di impunità» visto che «la prassi parlamentare, negando senza fare differenze le autorizzazionì bloccava di fatto le attività dei magistrati che non potevano indagare sull’eletto. Ma la voglia di immunità è rimasta, e non è certo una questione che cade improvvisamente sul tavolo. In ogni caso, norme a tutela della funzione politica dovrebbero essere condivise dall’opposizione». Quanto all’ipotesi del ministro della Giustizia, Alfano, di portare avanti immunità e lodo, per Mancino, una volta approvato il legittimo impedimento, basterebbe solo «il lodo coperto costituzionalmente».
Di Pietro: Mancino in buona fede, ma io dissento. «Non discuto la buona fede di Mancino, ma io dissento perché so per esperienza che, una volta data l’immunità, questa si configura in impunità - ribatte il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro - Nelle materie giudiziarie non esiste centrodestra o centrosinistra, ma il partito della “coperta” e quello della “scoperta”».
«Si approvi il lodo per andare al referendum». «Mi auguro che il lodo sia approvato - dice Di Pietro - perché Alfano lo deve fare per via costituzionale e, visto che non c’è la maggioranza, si deve andare necessariamente al referendum. Io lo sfido: andiamo al referendum perché mi ci gioco la testa, la maggioranza degli italiani è con noi per il rispetto delle leggi».
fonte:ilmessaggero.it






