Titolo: Berlusconi-Bossi, vertice sul governo
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Il premier e il Senatùr divisi
sul coinvolgimento dell’Udc.
La Lega: serve una strategia.
I centristi: “Non ci interessa
l’aggiungi un posto a tavola”
MILANO
Che fare? Ha senso insistere sulla strada dei cinque punti programmatici sui quali il governo dovrebbe mettere alla prova la fedeltà dei parlamentari finiani? Oggi a pranzo, a villa Campari sul lago Maggiore, toccherà ai due leader del Pdl e della Lega, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, alla presenza del ministro Giulio Tremonti, sciogliere il nodo.
Il Senatùr ha preparato l’incontro con una riunione a Milano con i fedelissimi Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti. Ma il Carroccio preme per andare alle elezioni: «Berlusconi - dice Bossi - tentenna, speriamo che tentenni meno. Un governo con un partito come quello di Casini sarebbe come avallare un governo tecnico». Sullo sfondo del vertice, i due scontri politici principali in corso: quello fra il Pdl e l’area finiana confluita nei gruppi di Futuro e Libertà , e quello fra la Lega nord e l’Udc, culminato nell’epiteto «stronzo», dedicato da Bossi al leader centrista Pier Ferdinando Casini. Che replica: «Gli insulti che Bossi mi ha gentilmente rinnovato dimostrano in modo chiaro quale errore è stato affidare il Paese in queste mani».
Non casualmente, però, il fuoco di sbarramento innalzato dalla Lega corrisponde alle crescenti profferte che all’indirizzo dell’Udc vengono lanciate dagli esponenti del Pdl, alla ricerca di voti alternativi, se non per stabilizzare una nuova maggioranza, almeno per garantire il via libera sui singoli provvedimenti che più stanno a cuore al premier, a partire dal dossier giustizia. «L’accordo con Casini va tentato, i presupposti ci sono», afferma ad esempio il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. E Gianni Alemanno, un altro ex An molto vicino a Berlusconi in questo periodo, lancia un appello alla pacificazione: «Lega e Udc superino i veti reciproci», dice. Segnali che dimostrano che nell’entourage del cavaliere l’ipotesi elezioni al momento non è la favorita.
Dal partito centrista arriva la replica gelida di Lorenzo Cesa: «È fin troppo chiaro che la crisi della maggioranza, da noi ampiamente prevista, è un problema tutto interno alla maggioranza stessa. L’”aggiungi un posto a tavola” non ci interessa». Non tutti però nel Pdl sembrano puntare sul dialogo con l’Udc: per Fabrizio Cicchitto, ad esempio, «la via del confronto parlamentare sui 5 punti e ineliminabile sia per tentare di andare avanti sia per verificare se non esistono le condizioni». Ma se davvero nei giorni scorsi Berlusconi aveva invitato i suoi a non aprire troppi fronti di polemica contemporaneamente, lo scenario odierno sembra smentire in pieno l’auspicio. Scontato, forse, il nuovo appello del coordinatore Pdl Sandro Bondi alle dimissioni di Gianfranco Fini dalla presidenza della Camera: «Se la legislatura è giunta a questo bivio - accusa - lo si deve unicamente al comportamento irrazionale e incomprensibile assunto da circa un anno da Fini».
Questa mattina intanto sul vertice è intervenuto il ministro Maroni: «E’ un faccia a faccia importante e dovrà portare a decisioni chiare e strategie. Mi aspetto che si prenda una decisione chiara sulle mosse da fare nei prossimi giorni della settimana, che saranno decisivi. Mi aspetto - ha spiegato il colonnello leghista - una strategia, che significa saper cosa fare nel caso che accada una certa cosa o che fare nel caso che ne succeda un’altra per evitare di trovarci impreparati qualunque sia quello che succederà ». Maroni non è molto ottimista: «Non sono certo che si riesca a ricomporre la situazione. Credo anche che ci sia un’operazione in corso per far fuori Berlusconi e dobbiamo capire come muoverci». La linea del Carroccio non cambia: «La Lega la sua indicazione l’ha già data. Se non c’è una maggioranza che venga certificata bisogna andare a nuove elezioni. Questa - ha ribadito - è la posizione della Lega».
fonte:lastampa.it






